[vc_row][vc_column][vc_column_text]
Attivista per i diritti dei neri, negli anni ’50 Parks diede vita a una protesta non violenta entrata nella storia degli Stati Uniti, che portò al termine della segregazione razziale della comunità afroamericana sui mezzi pubblici
[/vc_column_text][vc_column_text]È il primo dicembre 1955 quando Rosa Parks, donna afroamericana di 42 anni, sarta di professione, rifiuta di cedere il suo posto a una donna bianca su un autobus a Montgomery, Alabama, come era uso durante gli anni della segregazione razziale. “Non ero fisicamente stanca, ero stanca di cedere”, scrisse nella sua autobiografia pubblicata nel 1992: quel rifiuto la trasformò nel giro di pochi giorni in un baluardo della lotta non violenta per i diritti civili dei neri afroamericani.
L’autista del mezzo chiamò subito le forze dell’ordine per risolvere la faccenda e Parks venne arrestata con l’accusa di condotta impropria. Fu grazie all’intervento dell’avvocato Clifford Durr, vicino alle posizioni della comunità afroamericana, che la donna venne liberata su cauzione. Ma la protesta nel paese era ormai iniziata.
Per far sì che lo scontento non degenerasse, Jo Ann Robinson, presidente dell’associazione Women’s Political Council, stampò un comunicato anonimo in centinaia di copie in cui si invitava la popolazione nera a boicottare i mezzi pubblici dal 5 dicembre, giorno del processo a Parks. È così nacque il movimento del boicottaggio dei bus di Montgomery che proseguì a oltranza per 381 giorni fino al 26 dicembre 1956, grazie al sostegno dei tassisti neri che abbassarono le tariffe al livello dei biglietti dei bus.
L’iniziativa funzionò: senza i ricavi dei biglietti dei neri – i maggiori utenti degli autobus – le casse dell’azienda dei trasporti locale andarono in rosso. Nel frattempo, il caso Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che il 13 dicembre 1956, all’unanimità, dichiarò incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici.
Parks venne licenziata e fu costretta a trasferirsi a Detroit, ma negli anni diventò – si apprende da Wired – una delle più celebri attiviste americane: fondò il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development, ancora attivo, per il miglioramento della condizione della comunità afroamericana nel paese, fino a ottenere nel 1999 la medaglia d’oro del Congresso, il massimo riconoscimento civile americano, per il suo impegno e il ruolo avuto nella storia del paese.
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











