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Tra le tante aspettative che nutrono i commercialisti nei confronti del Governo Draghi appena insediato, si inserisce l’esigenza di puntare a garantire equità orizzontale tra lavoratori autonomi e dipendenti.
[/vc_column_text][vc_text_separator title=” Rubrica a cura dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Siracusa”][vc_column_text]L’attuale curva della progressività italiana evidenzia tre criticità principali. In corrispondenza dei redditi bassi e medio-bassi (fino a 28.000 euro), ci sono differenze molto accentuate tra contribuenti con lo stesso ammontare di reddito imponibile, ma tipologie di redditi diversi che concorrono a formarlo (questione della c.d. “equità orizzontale”), dovuta all’effetto combinato di detrazioni decrescenti differenziate e, soprattutto, del bonus 100 euro. In corrispondenza dei redditi medi e medio-alti (da 28.000 a 75.000 euro), si rileva una crescita eccessivamente sostenuta dell’aliquota media effettiva, dovuta a una curva della progressività che, già in corrispondenza dei 28.000 euro di reddito imponibile, passa ad una aliquota marginale del 38%, con un salto di ben 11 punti percentuali dallo scaglione precedente, in un contesto in cui, parallelamente, continuano a decrescere rapidamente le detrazioni per redditi da lavoro e pensione, fino ad azzerarsi a 55.000 euro. In corrispondenza dei redditi molto elevati (oltre 500.000 euro), infine, le aliquote medie effettive divengono addirittura più favorevoli di quelle di altri Paesi (Germania) rispetto ai quali, fino a tale soglia, sussiste un rapporto inverso di “convenienza” tra le due curve, nel senso che fino a 500.000 euro di reddito imponibile l’aliquota media effettiva italiana è invece più elevata di quella tedesca”.
In pratica, occorre un frazionamento in due dell’attuale terzo scaglione ed un intervento sulle detrazioni, al fine di superare le criticità dell’attuale sistema di tassazione progressiva ed equiparare la pressione fiscale tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti”.
L’ipotesi di lavoro proposta dal Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti in una recente audizione in parlamento “è quella di sostituire le attuali curve della progressività italiana con una curva della progressività su “modello tedesco”, prevedendo un’aliquota “zero” fino a 8.170 euro (in Germania è “zero” fino a 9.408 euro), la quale si sviluppi poi in modo perfettamente parallelo all’attuale curva della progressività tedesca, mantenendo 2 punti percentuali di aliquota effettiva in più in corrispondenza di ciascun livello di reddito imponibile.
Questa ipotesi di lavoro presenta un costo, in termini di minore gettito stimato intorno a 8-10 miliardi, grazie anche al riassorbimento delle risorse attualmente impiegate per il bonus 100 euro a favore dei dipendenti e della c.d. “flat tax delle partite IVA individuali.
“Laddove la scelta politica sia quella di permanere nell’attuale schema della progressività italiana – hanno dichiarato i Consiglieri nazionali con delega alla fiscalità Gilberto Gelosa e Maurizio Postal – riteniamo prioritario agire sul terzo scaglione di reddito imponibile, ossia quello che va da 28.000 a 55.000 euro di reddito, su cui si applica attualmente l’aliquota del 38%, suddividendolo in due distinti scaglioni: il primo, da 28.000 euro a 40.000 euro, con applicazione dell’aliquota marginale del 32%, il secondo, da 40.000 euro a 55.000 euro, con applicazione dell’aliquota marginale del 38%”.
Un tema sempre più delicato è quello dell’equità orizzontale della progressività, ossia quella tra redditi di tipo diverso, ma di ammontare uguale. La curva della progressività, data da aliquote marginali, scaglioni e detrazioni decrescenti per redditi da lavoro, deve essere unica per tutti i contribuenti titolari di redditi da lavoro. A monte o a valle dell’unica curva della progressività, è corretto prevedere un meccanismo forfetario che consenta di tenere conto delle spese per la produzione del reddito che i lavoratori dipendenti sostengono (a differenza dei pensionati) senza possibilità di deduzione analitica dal reddito (a differenza dei lavoratori autonomi). L’equità orizzontale all’interno del perimetro “redditi da lavoro” impone anche di allineare i lavoratori autonomi ai lavoratori dipendenti sul versante della concorrenza dei redditi da lavoro alla formazione del reddito complessivo. L’attuale differente modalità di computo dei redditi da lavoro nel reddito
complessivo crea ingiustificate disparità di trattamento, a parità di reddito imponibile, posto che le detrazioni decrescenti sono commisurate al livello del reddito complessivo e non del reddito imponibile.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]







