siracusapress.it
Arte

Noto, “La voce della cenere” di Nunzio Fisichella: la polvere lavica si fa arte

siracusapress.it

condividi news

Dal 7 al 30 agosto, l’ex Convento di Santa Chiara ospita “La voce della cenere”. Un viaggio tra memoria, distruzione e rigenerazione

La pietra lavica incontra il barocco in un dialogo artistico di rara potenza espressiva. Dal 7 al 30 agosto, le storiche mura dell’ex Convento di Santa Chiara, in corso Vittorio Emanuele 147 a Noto, faranno da cornice a “La voce della cenere”, la mostra personale dell’artista catanese Nunzio Fisichella.

L’esposizione, inaugurata venerdì alle 18.30, sarà aperta al pubblico tutti i giorni dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 17.30 alle 21.00. A guidare il percorso espositivo è la cura critica di Paolo Patanè, direttore del sito Unesco “Le Città Tardo Barocche del Val di Noto”.

Per Fisichella si tratta di un ritorno significativo in una città che ha visto la sua maturazione artistica; un “giardino di pietra” la cui luce vibrante si fonde idealmente con i grandi bianchi della sua produzione pittorica.

Al centro della ricerca di Fisichella c’è un legame viscerale con la propria terra, tradotto attraverso l’uso di materie prime originali. La sabbia vulcanica dell’Etna non è un semplice pigmento, ma la protagonista assoluta sulla tela: si fa lingua, memoria e racconto. Questa cifra stilistica ha permesso all’artista di superare i confini della Sicilia, portando le sue opere nelle gallerie di Francia, Belgio, Spagna, Stati Uniti e Svizzera.

“L’arte di Fisichella si sviluppa lungo un viaggio duplice.” – spiega Paolo Patanè – “Nella geografia, dentro il tempo reale dei luoghi attraversati, e nella storia, dentro un tempo ideale fatto di memoria, identità e trasformazione. La cenere diventa il centro fisico e filosofico della mostra: non un semplice residuo della combustione, ma materia capace di raccontare ciò che finisce e, nello stesso momento, ciò che può rinascere”.

Il percorso espositivo si snoda attorno al valore sacrale degli elementi vulcanici: polvere lavica, lapilli, pietra e cenere vengono manipolati e trasformati in nuove forme. L’intera mostra gioca su un apparente paradosso: la lava che distrugge è la stessa che, sedimentandosi, rigenera il paesaggio, offrendo terra fertile per nuova vita e materiale per ricostruire.

Nelle opere di Fisichella prende forma questo “dramma felicissimo”: una pittura monocroma e materica che attraversa il dolore e l’euforia dei grandi mutamenti.

Nei suoi quadri la natura si trasforma in cultura. Ogni pezzo racchiude una dimensione intima e notturna (il momento in cui l’artista predilige creare), ma si apre a un simbolismo collettivo che unisce idealmente i pendii dell’Etna alle vette spirituali del Tibet.

Oltre al valore estetico, “La voce della cenere” assume un significato simbolico profondo proprio all’interno del Val di Noto. La storia di queste terre, rinate dalle macerie del devastante terremoto del 1693, dimostra come l’arte e la bellezza possano trasformare la ricostruzione in una nuova etica pubblica.

Un esempio di arte contemporanea che esprime il superamento della pittura tradizionale attraverso l’uso originale della terra vulcanica, traducendo concetti universali come la memoria, la resilienza e la costante tensione umana verso la rinascita.

Primo Piano

Ultimo saluto

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni