La simulazione processuale ispirata all’opera di Luigi Lombardo riporta in vita la vicenda ottocentesca di Cassandra Politi. L’assessore Spada: “Torna per guardarci negli occhi e giudicare noi”
PALAZZOLO ACREIDE – Cassandra Politi colpevole o innocente di adulterio. Un interrogativo in un processo di cento anni fa che parla ancora oggi agli uomini, sulla condizione di una donna, sulla condizione di tutte le donne. Ieri sera il teatro antico di Akrai ha ospitato la simulazione del “Processo a Cassandra”, ispirandosi all’opera scritta da Luigi Lombardo, che ha permesso di riscoprire una figura poco nota, ma adesso tanto amata, della Palazzolo dell’Ottocento.
A interpretare Cassandra sono state l’attrice Cristina Mirto e la ballerina Roberta Acquaviva. Il ruolo di giudice è stato affidato all’avvocato Sebastiano Grimaldi, quello di pubblico ministero all’avvocato Raffaele Randazzo, quello di difesa all’avvocato Sebastiano Infantino. Le musiche sono state curate da Salvo Lombardo e Mariacristina Gionfriddo.
“Con Cassandra, per me, c’è un filo rosso”, ha sottolineato l’assessore Nadia Spada. “Un filo che lega la sua storia alla storia di ogni donna. Un filo fatto di libertà, di coscienza, di scelta. E su quel filo cammina un diritto che nessuna epoca dovrebbe poter tagliare: il diritto ad amare. Io lo dico con la voce ferma di chi lo ha vissuto sulla propria pelle: ci sono valori che non si negoziano. Mai. Con nessuno. La libertà di amare. La libertà di scegliere, anche quando la scelta costa tutto”.
“Quante Cassandre camminano ancora oggi accanto a noi? Nelle nostre strade. Nelle nostre famiglie. Nei nostri silenzi complici. Quante ne abbiamo giudicate senza ascoltare? Quante ne abbiamo lasciate sole, mentre credevamo di essere solo spettatori?”, ha proseguito Spada. “Non ho una risposta da darvi. Ho una certezza. Una sola. E ve la consegno questa sera come un giuramento, non come una frase: la libertà non è un dono che qualcuno ci concede. È un diritto che nessuno può toglierci. La dignità non si merita agli occhi degli altri. Si possiede, e basta”.
“Cassandra Politi non torna stasera per essere compianta. Non torna per essere assolta. Torna per fare quello che nessuno ebbe il coraggio di fare centotré anni fa: torna per guardarci negli occhi. E per giudicare noi”, ha concluso l’assessore. “Il tempo l’aveva condannata al silenzio. Il teatro, stasera, le restituisce la parola, ma soprattutto la dignità”.






