Aggiornato al 13/10/2025 - 19:45
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I dati

Siracusa è la città più cara della Sicilia: stangata da 600 euro l’anno per le famiglie

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Un report dell’Unione Nazionale Consumatori incorona il capoluogo aretuseo come il più dispendioso dell’Isola, con un’inflazione che sfiora il 3%. Un dato che stride con le classifiche sui redditi, che vedono la provincia tra le più povere d’Italia

Vivere a Siracusa costa sempre di più. Secondo un recente report dell’Unione Nazionale Consumatori, la nostra città è la più cara di tutta la Sicilia nel 2025. L’aumento del costo della vita, spinto da inflazione, rincari su affitti e carrello della spesa, si traduce in una stangata media di +600 euro all’anno per famiglia, proiettando il capoluogo aretuseo tra le città più dispendiose d’Italia.

L’analisi evidenzia un tasso di inflazione che in città oscilla tra il 2,5% e il 3%, tra i più alti della regione. Secondo lo studio, fattori come l’enorme richiamo turistico di Ortigia e delle spiagge della provincia contribuiscono a far lievitare i prezzi.

Questo primato negativo, tuttavia, si scontra con un’altra amara realtà: quella dei redditi. Un’indagine del Sole24Ore, infatti, classifica la provincia di Siracusa al 103° posto in Italia per ricchezza e al 99° per famiglie con reddito Isee basso. Un paradosso che rende la vita quotidiana sempre più difficile per i cittadini, stretti tra costi crescenti e stipendi che non tengono il passo.

La classifica delle altre città siciliane

Se Siracusa detiene il record dei rincari, le altre città siciliane seguono a distanza:

  • Palermo: È la seconda città più cara, anche se ad agosto ha registrato un rallentamento dell’inflazione, attestatasi a +1,0% su base annua.
  • Catania: Si posiziona al terzo posto in Sicilia e al 53° in Italia, con un aumento di spesa annuo di 177 euro.
  • Messina: Segue al 58° posto nazionale, con un aggravio di 150 euro per famiglia.

La città più virtuosa e meno costosa dell’Isola risulta essere Trapani, con un aumento di spesa annuo di soli 139 euro e un’inflazione contenuta allo 0,6%.

Gli aumenti più significativi, a livello regionale, riguardano i beni di prima necessità come gli alimentari e i prodotti per la casa, oltre ai costi per energia e trasporti, che pesano in modo determinante sul bilancio familiare.

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