Aggiornato al 18/11/2025 - 12:45
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Antimafia, profezia di Cracolici a Siracusa: “Inchiesta Cuffaro solo l’inizio, il sistema sta tornando”

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Intervenuto al convegno del PD, il presidente della Commissione regionale ha descritto uno scenario inquietante: funzionari piegati alla politica e appalti assegnati senza vere gare

Un’analisi che suona come un avvertimento quella portata a Siracusa da Antonello Cracolici. Il presidente della commissione regionale Antimafia, ospite del convegno organizzato dal Partito Democratico sui temi della legalità e del contrasto al malaffare, ha delineato un quadro a tinte fosche per il futuro politico e giudiziario della Sicilia.

Prendendo la parola dopo la segretaria Elly Schlein, Cracolici ha spiegato che la recente vicenda giudiziaria che ha coinvolto Totò Cuffaro non sarebbe un episodio isolato, ma piuttosto uno dei primi capitoli di una storia molto più lunga destinata a scriversi nei prossimi mesi. Secondo il deputato regionale, l’indagine potrebbe inevitabilmente allargarsi, tirando dentro molti altri esponenti che condividono non solo il modo di governare, ma l’intera visione della gestione della cosa pubblica tipica del “cuffarismo”.

Il ritorno al passato e l’accusa a Schifani

L’esponente dem ha tracciato una parabola dell’attuale fase politica, sostenendo che il centrodestra stia attuando fedelmente una parola d’ordine scattata tre anni fa: quella del “ritorno”. Per Cracolici, questo slogan significherebbe il ripristino di una stagione politica che era stata interrotta dalle inchieste giudiziarie del passato, un modello di gestione in cui, a suo avviso, rientra pienamente anche l’attuale governatore Renato Schifani.

L’allarme sulla burocrazia e sugli appalti

Il presidente dell’Antimafia si è poi soffermato sui meccanismi interni alla Regione, denunciando una sottomissione totale dell’apparato burocratico. Ha raccontato di dirigenti e funzionari ormai piegati al volere politico del governo, costretti all’obbedienza pena il trasferimento immediato in caso di dubbi o obiezioni. È in questo clima, ha argomentato, che maturerebbero condotte clientelari come quelle ipotizzate dalla Procura di Palermo, con bandi che verrebbero anticipati alle segreterie politiche per favorire amici e capicorrente.

Infine, Cracolici ha spostato l’attenzione sul delicato tema degli appalti pubblici. Numeri alla mano, ha denunciato che la stragrande maggioranza delle gare in Sicilia, circa l’87 per cento, non sarebbero più vere competizioni. Complice il nuovo codice degli appalti, ha spiegato, le stazioni appaltanti avrebbero la discrezionalità di invitare chi vogliono, aumentando così il potere di chiedere contropartite e favorendo il meccanismo dei subappalti totali, spesso vero obiettivo di queste operazioni.

La conclusione del suo ragionamento è stata amara: per Cracolici, il problema non risiede solo nella figura di Cuffaro, ma nel profondo consenso sociale di cui gode quel modello in Sicilia, sostenuto da tanti che, con nostalgia, ne hanno atteso il ritorno e che oggi lo replicano.

“PD non abbia testa alle divisioni”

“Siamo in presenza di una classe politica che non ha la cognizione delle responsabilità e della gravità dei comportamenti che non sono solo reati, ma che stanno minando la credibilità del sistema pubblico in Sicilia allontanando le persone dalla politica.
Per questo abbiamo bisogno di un Pd che abbia la testa in questi problemi e non alle divisioni, sennò rischiamo di contribuire anche noi a quell’allontanamento dalla partecipazione politica, unica frontiera che abbiamo per combattere questi signori, che non cambieranno, perché sono sempre stati così e pensano di poter fare quello che vogliono nell’assoluta certezza che gli altri non vedono, non sentono e non parlano.” Così Antonello Cracolici sul suo profilo social.

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