Aggiornato al 05/01/2026 - 08:51
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Guardia di Finanza

Caltanissetta, Traffico illecito di rifiuti: 2 arresti e sequestri per due milioni di euro

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La Guardia di Finanza smantella un’organizzazione che gestiva in modo abusivo rifiuti speciali anche pericolosi a Niscemi con rischi per l’ambiente e condotte estorsive per il recupero crediti

La Guardia di Finanza di Caltanissetta ha eseguito venti misure cautelari personali nell’ambito di un’inchiesta su un sistema di traffico illecito di rifiuti che operava nel territorio nisseno. L’operazione, condotta con il supporto del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Caltanissetta, ha portato al sequestro di un’azienda del settore raccolta e smaltimento rifiuti per un valore stimato di circa due milioni di euro.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Caltanissetta ha disposto la custodia cautelare in carcere per un imprenditore di Niscemi e gli arresti domiciliari per una persona di Gela. Altri dodici soggetti sono stati raggiunti da misure di obbligo o divieto di dimora, mentre tre persone dovranno presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. Tutti gli indagati farebbero parte, a vario titolo, di un’associazione a delinquere dedita in modo sistematico e organizzato al traffico e alla gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.

Il provvedimento del giudice ha disposto anche tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di altrettanti titolari di ditte e rappresentanti di società operanti nel settore della gestione rifiuti. Oltre al sequestro del complesso aziendale, sono stati posti sotto vincolo anche i mezzi utilizzati per l’attività illecita.

Le indagini sono partite dal quotidiano impegno della Guardia di Finanza di Gela nel contrasto agli illeciti ambientali. I finanzieri hanno individuato nel comune di Niscemi un sito situato nelle immediate vicinanze del centro abitato dove veniva svolta, in totale difformità dalle disposizioni di legge, l’attività di raccolta, stoccaggio e trasporto di rifiuti speciali, anche pericolosi, con successivo conferimento a terzi.

Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori e ritenuti gravi dal GIP, i rifiuti risultavano accatastati direttamente sul suolo senza alcuna protezione o impermeabilizzazione, con il concreto rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere e il conseguente potenziale grave danno ambientale.

L’attività illecita si sarebbe articolata attraverso un meccanismo ben collaudato. L’imprenditore niscemese, con il supporto di prossimi congiunti e stabili collaboratori, si occupava della raccolta e dello stoccaggio di ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti da diversi soggetti. Questi ultimi, dietro corresponsione di denaro, conferivano quotidianamente materiali di varia natura, inclusi rifiuti pericolosi. Successivamente, i rifiuti venivano trasportati e smaltiti in altre aziende operanti nel territorio dei comuni di Catania e Licata.

Le indagini hanno consentito di individuare numerosi conferitori, alcuni dei quali già noti alle forze dell’ordine, provenienti anche dai comuni limitrofi. Questi soggetti conferivano quotidianamente, a fini di lucro, ingenti quantitativi di rifiuti utilizzando in diversi casi automezzi privi delle necessarie autorizzazioni ambientali.

Nel sito venivano accumulati rifiuti speciali, anche pericolosi, costituiti principalmente da materiali metallici ferrosi e non ferrosi, oltre a batterie esauste di veicoli. Lo stoccaggio avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa dei materiali. Dopo la pesatura, i rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro, fusti, elettrodomestici e veicoli, che rappresentavano la componente più voluminosa – venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra battuta del piazzale dell’azienda niscemese.

Fondamentale per le indagini si è rivelato il ricorso a intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a mirate attività di videosorveglianza installate nei pressi del deposito riconducibile agli indagati. Decisivi anche i servizi di osservazione, controllo e pedinamento che hanno consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito. Ulteriori riscontri oggettivi sono giunti dal sequestro preventivo di un autoarticolato e di circa cinquemila chilogrammi di rifiuti speciali pericolosi, tra cui motori termici non bonificati e filtri imbibiti di olio, destinati a un deposito catanese.

Nel corso delle indagini sono state inoltre documentate condotte intimidatorie da parte dell’imprenditore, finalizzate al recupero di crediti. Gli investigatori hanno intercettato una conversazione emblematica nella quale l’uomo si rivolgeva a un cliente palermitano con toni minacciosi e riferimenti a gravi conseguenze, inducendolo a saldare un debito pregresso mediante pagamenti mensili di duemila euro.

Gli indagati dovranno rispondere di traffico illecito di rifiuti, estorsione e gestione non autorizzata di rifiuti.

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