Lo spettacolo teatrale “Radio Killers” – regia di Valeria La Bua – con una leggerezza che assurge a strumento di analisi critica, mette a nudo la psiche dei carnefici, per scoprirne le ragioni del cuore
Uno scavo negli abissi dell’Io che prende le mosse da tre efferati delitti commessi dai due protagonisti – gli attori Marta Cirello e Gianmarco Arcadipane (che ha anche curato la regia con Valeria La Bua) – i quali individuano la morte come “soluzione finale”.
La regista, estranea a una logica demonizzante, ribalta, dunque, la prospettiva, senza schierarsi, comunque, dalla parte degli assassini. Tre sono i fatti di cronaca portati in scena e riportati dalla radio che agisce da trait d’union spandendo anche melodie.
Innanzitutto la morte di una nigeriana, nel 2017, in una località di frontiera tra la Francia – in quegli anni turbata dagli atti terroristici – e l’Italia, dove giungono molti immigrati clandestini che la gendarmeria è costretta a respingere verso il confine italiano. “C’era una donna nera – dice la gendarme francese chiamata a rapporto sulla vicenda – che mi guardava con occhi neri da cane e ripeteva che stava male, che era incinta. Io non posso aiutarla, deve andare in Francia, non in Italia. Ho applicato il protocollo”.
Il secondo episodio avviene tra le mura domestiche di una casa i cui inquilini rumorosi e facoltosi – “Sono la figlia di Mirante io” – disturbano la giovane coppia che vive modestamente al piano terra (la moglie Linu, che la madre chiamava Pipitola, usa l’appellativo di “topino” per il marito). Dopo aver finto di organizzare una festa, per “contraccambiare” il frastuono, il marito si arma di un grosso martello: “Ora è finito tutto il rumore del mondo; ho sterminato l’intera famiglia”.
Il terzo episodio risale al 1985, quando un padre, esasperato per il figlioletto completamente paralizzato dopo essere stato investito da un cantante pop di cui è fan – “Dove sei Signore? Mio figlio è in croce e non riesce a morire” – viene roso dal tarlo della vendetta. Munito di arco e frecce, però, sbaglia bersaglio e, invece di uccidere il cantante, fa fuori le sue guardie del corpo.
Uno sguardo indulgente, dunque, quello di Valeria La Bua, allungato anche verso lo spettatore che, compreso il labile confine tra bene e male, ammette il possibile superamento del limite dentro ciascuno di noi. Le azioni, dunque, non sono intrinsecamente buone o cattive, ma lo diventano in base alle circostanze. “E nella sua brutalità la cronaca come la storia ha dato la misura all’uomo. Dicono che il male sia una contaminazione, ma se fosse così come si salverebbe il mondo, come ci si salva?”.
Ricordiamo che le scene dello spettacolo, inserito nell’interessante stagione di prosa contemporanea, sono state affidate a Mariella Beltempo e a Rosalba Cannella. La produzione è dell’Associazione Città Teatro in collaborazione con Bottega del Pane Teras Teatro.







