Aggiornato al 23/03/2026 - 12:03
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Allarme voli, carburante agli sgoccioli per la crisi in Medio Oriente: “Scorte per un mese”

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Il blocco dello stretto di Hormuz spaventa il settore aereo globale. Le stime del Financial Times prevedono tagli ai collegamenti per le compagnie asiatiche. Ryanair rassicura l’Europa, ma i prezzi dei biglietti sono già in aumento

Il conflitto in Medio Oriente, e in particolare la guerra in Iran, rischia di paralizzare a breve termine il settore aereo internazionale. La maggiore preoccupazione non è legata soltanto all’aumento dei prezzi, ma al rischio concreto di rimanere a secco di carburante a causa delle “interruzioni dei traffici marittimi dello stretto di Hormuz”. Si tratta di uno snodo vitale, dal quale “passa un quinto di tutte le vendite mondiali di gas e petrolio”.

Diverse testimonianze di manager del settore, raccolte dal quotidiano Financial Times, delineano uno scenario altamente critico. Sebbene gli aeroporti dispongano di buone scorte per affrontare i prossimi giorni, gli esperti avvertono che “le scorte e le forniture possono durare al massimo un altro mese per un traffico ritenuto regolare”. Oltre questa soglia, il rischio reale è quello di essere “costretti a ridurre il numero di voli”.

La crisi colpisce in maniera asimmetrica, penalizzando soprattutto l’Oriente:

  • I Paesi asiatici “sono i più vulnerabili a un eventuale esaurimento del carburante, poiché sono i principali importatori dai paesi coinvolti nel conflitto”.

  • Hari Marar, amministratore delegato dell’aeroporto internazionale di Bangalore in India, ha dichiarato che il suo scalo “ha carburante sufficiente per circa 25 giorni”.

  • Il Vietnam, insieme ad altri scali internazionali, “ha già segnalato la possibilità di dover limitare i voli”.

Sui mercati l’impatto è già evidente, con prezzi che tornano ai livelli del 2022. Il greggio Brent “ha chiuso a 112,19 dollari al barile” , dopo aver toccato un picco di 119 dollari. Il Wall Street Journal fa notare che gli operatori stanno mettendo in conto rischi prolungati, spingendo al rialzo anche i contratti a lungo termine (consegne a fine 2027 balzate da 66 a circa 78 dollari al barile).

L’esposizione delle compagnie, tuttavia, varia a seconda delle rotte servite. Per l’Europa arrivano le rassicurazioni di Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair: “la compagnia non prevede di rimanere senza carburante né di dover ridurre il numero di voli” , operando in Paesi europei che attualmente non soffrono carenze di forniture.

Alla fine, però, la stangata colpirà inevitabilmente i viaggiatori: per far fronte all’emergenza bilanci, alcune compagnie aeree “hanno già iniziato a incrementare notevolmente i prezzi dei biglietti, mentre altre si sono trovate costrette a cancellare dei voli”.

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