Aggiornato al 15/05/2026 - 09:57
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Inquinamento

Siracusa, La Delfa: “Troppi idrocarburi nell’aria, serve uno studio epidemiologico per normarli”

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L’analisi del coportavoce di Europa Verde dopo i miasmi del 13 maggio. “In città respiriamo una cappa costante: i sindaci chiedano di fissare dei limiti di legge a tutela della salute”

I forti miasmi avvertiti mercoledì 13 maggio nella zona di Priolo e nella parte alta di Siracusa continuano a far discutere. L’evento odorigeno, segnalato da centinaia di cittadini tramite l’app “Nose” e dalle scuole attraverso PEC istituzionali, ha riaperto il delicato dibattito sulla qualità dell’aria nel polo industriale.

A intervenire con un’analisi dettagliata dei primi dati diffusi da ARPA è Salvo La Delfa, Coportavoce provinciale di Europa Verde Siracusa – Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), che lancia un appello chiaro: serve uno studio epidemiologico per normare finalmente gli idrocarburi non metanici.

I rilevamenti di ARPA sulle centraline di via Gela e Asp Pizzuta hanno evidenziato una quantità molto elevata di idrocarburi non metanici (NMHC), nell’ordine dei 700 µg/m³ (rispetto al valore di riferimento di 200 µg/m³).

Contemporaneamente, tutte le centraline nella zona alta di Siracusa hanno registrato una concentrazione oraria di benzene intorno agli 8-9 µg/m³. Sebbene inferiore al limite orario (20 µg/m³), il dato risulta comunque superiore al valore medio annuale consentito (5 µg/m³), destando non poca preoccupazione.

“Con il termine idrocarburi non metanici – spiega La Delfa – si intendono composti legati al traffico veicolare e, soprattutto nel nostro territorio, di origine industriale, con fonti emissive quali serbatoi, valvole e pozzetti”.

Attualmente, le centraline misurano solo la concentrazione totale di questi composti. Per capire esattamente quali sostanze stiamo respirando, è necessario prelevare campioni d’aria tramite i “canister”.

Grazie alle tante segnalazioni dei cittadini durante l’evento del 13 maggio, si è attivato automaticamente il campionamento in via Bufardeci. L’aria verrà ora analizzata in laboratorio con il metodo EPATO15, alla ricerca di 59 sostanze chimiche classificate come cancerogene in base a dosi e tempi di esposizione (tra cui derivati del benzene, toluene e naftalene).

“Sarà interessante comprendere quali composti organici erano presenti nell’aria di Siracusa durante questo evento che ha allarmato la cittadinanza”, sottolinea La Delfa.

L’esponente di Europa Verde fa notare un dato inquietante: analizzando i bollettini storici, i superamenti dei livelli di riferimento per gli idrocarburi non metanici sono frequentissimi. Nel solo mese di aprile 2026, la centralina Asp Pizzuta ha registrato superamenti per ben 25 giorni; via Gela 18 volte; Belvedere 16 volte.

“È come se nel nostro territorio fosse presente costantemente una cappa di idrocarburi non metanici – denuncia La Delfa –. Il problema è che per questi composti non esiste un valore limite normato dalla legge. Quello attualmente usato come riferimento (D.P.C.M. 1983) è stato abrogato nel 2010 per mancanza di una correlazione scientifica ufficiale con la salute umana”.

La soluzione proposta da AVS è tracciare una nuova rotta normativa partendo proprio dai dati di Siracusa. A 8 anni dall’approvazione del piano regionale di tutela della qualità dell’aria, La Delfa chiede di incrociare tutti i dati acquisiti dalle centraline locali con i dati epidemiologici della popolazione (es. incidenza di malattie respiratorie e neoplasie).

“Questo studio potrebbe portare a definire un valore di soglia superato il quale attivare provvedimenti a tutela della salute pubblica. Una richiesta che potrebbe essere avanzata dai sindaci del comprensorio dell’AERCA, anche in sede di riesame delle autorizzazioni AIA, o dai nostri parlamentari” conclude La Delfa.

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