Il consigliere critica la proposta: “Il Comune deve fare da cabina di regia per le scuole, non duplicare i servizi sprecando risorse. Rischiamo l’intervento della Corte dei Conti”
Un dibattito acceso e a tratti caotico ha animato l’ultima seduta del Consiglio Comunale di Siracusa, rendendo necessari i continui richiami all’ordine del Presidente Di Mauro. Al centro della polemica, la proposta di istituire uno sportello psicologico comunale, un’iniziativa che ha trovato la netta e ferma opposizione del consigliere Damiano De Simone.
Nel suo intervento, rivolto in particolare alle tesi sostenute dalla consigliera Porto, De Simone ha smontato l’utilità del progetto, definendolo non solo un doppione di servizi già esistenti, ma un vero e proprio rischio per le casse pubbliche.
Il fulcro del ragionamento del consigliere ruota attorno a un dato di fatto: l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) è già dotata delle strutture e del personale per far fronte a queste esigenze.
“L’ASP ha già il proprio reparto di psicologia – ha tuonato De Simone in Aula –. I consultori territoriali prevedono consulenza psicologica e psicoterapia per problemi individuali, di famiglia e di gruppo, nonché educazione sanitaria e sessuale nelle scuole. L’Unità Operativa Complessa di psicologia fa già attività preventiva”.
Per De Simone, sostituirsi all’azienda sanitaria è un paradosso amministrativo: “Se dobbiamo fare questo, allora perché non articoliamo l’ente comunale con una clinica? Mettiamoci a fare le analisi del sangue o a curare il diabete. O magari apriamo lo sportello del commercialista per il bambino che vuole fare l’imprenditore. Ma di cosa stiamo parlando? Perché istituire uno sportello quando in provincia di Siracusa abbiamo già 570 psicologi di base?”
Oltre all’inutilità pratica (De Simone ha anche ricordato la problematica legata alla privacy e all’obbligo di autorizzazione dei genitori per i consulti ai minori), il consigliere ha sollevato una questione di legittimità contabile.
Deliberare l’impegno di risorse economiche comunali per un servizio già erogato e finanziato dallo Stato attraverso l’ASP potrebbe configurarsi come un danno erariale. “Andare a deliberare su qualcosa che prevede l’impegno di risorse economiche per servizi già coperti, può accendere gli interessi della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica. Ci stiamo infilando in una situazione complessa che mette a rischio le responsabilità personali di ogni singolo consigliere”, ha avvertito.
L’alternativa proposta da De Simone non è l’abbandono delle esigenze psicologiche dei ragazzi, ma un corretto uso degli strumenti istituzionali. Il Comune, secondo il consigliere, non deve erogare il servizio, ma coordinarlo.
“La cosa serve solo nella misura in cui il Comune decide di fare la cabina di regia del territorio con l’ASP. Dobbiamo dire: facciamo una convenzione insieme agli istituti scolastici, in modo che l’ASP, attraverso i consultori, possa fornire questo servizio direttamente nelle scuole. Così funziona un ente pubblico. Non andando a depauperare le risorse comunali quando un altro ente svolge la stessa mansione, ed è strutturato per farlo molto meglio”.










