La consigliera comunale traccia un bilancio a oltre un anno dall’ingresso dell’Ente nella rete antimafia. «Nessun cambio di passo su beni confiscati, trasparenza e risposte ai cittadini»
Avviso Pubblico, la nota rete degli enti locali impegnati contro le mafie e la corruzione, compie trent’anni. Nel gennaio del 2025 anche il Comune di Siracusa ha formalmente aderito all’iniziativa. Ma, a distanza di oltre un anno, cosa ha veramente e concretamente significato questo passo per la città?
A porsi l’interrogativo è Sara Zappulla, consigliera comunale del Partito Democratico, che sollecita l’Amministrazione a tradurre le firme in azioni concrete.
«Quell’adesione è stata fortemente voluta anche dal gruppo consiliare del PD», ricorda Zappulla. «Eravamo, e siamo, convinti che Siracusa dovesse far parte di una rete nazionale capace di rafforzare l’impegno degli enti locali, andandosi ad aggiungere a un numero di Comuni siciliani ancora fin troppo esiguo su un tema decisivo per la qualità democratica dei territori».
La “Carta di Avviso Pubblico” non è solo un documento simbolico, ma un vero e proprio manifesto etico. «Voglio ricordare che la Carta richiama gli amministratori a impegni ben precisi: trasparenza, responsabilità, partecipazione popolare alla vita amministrativa, rendicontazione dell’attività pubblica, rapporti corretti con i cittadini e valorizzazione sociale dei beni sequestrati e confiscati», sottolinea l’esponente dem.
Il bilancio attuale, tuttavia, non soddisfa la consigliera. «A distanza di oltre un anno devo constatare una mancanza evidente: quell’adesione non è stata trasformata in una vera agenda amministrativa».
Entrando nel dettaglio delle criticità, Zappulla evidenzia i punti in cui la macchina comunale appare ferma:
-
Beni confiscati: non si registra alcun cambio di passo sull’utilizzo e sulla valorizzazione dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata;
-
Fondi di garanzia: manca una comunicazione adeguata sull’utilizzo dei fondi destinati agli “Amministratori sotto tiro”;
-
Accessibilità agli atti: non si registra un reale rafforzamento della trasparenza amministrativa.
«Una città che aderisce ad Avviso Pubblico – incalza la consigliera – dovrebbe rendere più semplice conoscere ciò che accade dentro il Comune, garantendo accesso agli atti, rispetto dei tempi, pubblicità delle decisioni e una piena rendicontazione dell’attività amministrativa. Il modo in cui l’Ente risponde ai cittadini, ai consiglieri comunali, alle associazioni e ai quartieri è il termometro con cui si valuta la sua reale accessibilità».
La lotta all’illegalità passa anche dalla presenza fisica delle istituzioni sul territorio. «Concretizzare la presenza delle istituzioni nei quartieri significa riaprire spazi, garantire servizi, presidiare i luoghi più fragili, ascoltare i bisogni e costruire percorsi stabili di coinvolgimento e di monitoraggio», conclude Zappulla, lanciando un chiaro messaggio politico. «Per tutti questi motivi ritengo, oggi più che mai, che aderire ad Avviso Pubblico non possa e non debba significare soltanto comparire in un elenco o rivendicare una scelta nelle occasioni ufficiali».







