Il cortocircuito tra sanità e giustizia denunciato dal legale Marco Miano: “Che senso ha una sentenza che prescrive una cura se poi il sistema non trova un posto letto per eseguirla?”
In Sicilia si può essere assolti in sede penale perché totalmente incapaci di intendere e di volere, si può ricevere una certificazione per una grave doppia diagnosi psichiatrica associata a dipendenza patologica e si può ottenere una sentenza definitiva che dispone un preciso percorso di riabilitazione. Eppure, nonostante questi passaggi, si può rimanere bloccati per sei mesi in un reparto d’emergenza in attesa che la sanità trovi un posto idoneo in cui curarsi.
Questa è la delicata vicenda che l’avvocato Marco Miano, del Foro di Siracusa, ha deciso di portare all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali.
Il legale denuncia una situazione limite che si configura come un evidente cortocircuito tra l’ordinamento giudiziario, il sistema sanitario locale e i diritti fondamentali della persona.
Il caso specifico riguarda un uomo affetto da una complessa patologia psichiatrica unita a una grave dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti. Una sentenza irrevocabile emessa dalla Sezione Collegiale del Tribunale di Siracusa ha stabilito che l’uomo dovesse essere inserito d’urgenza in una comunità terapeutica specializzata.
Il quadro attuale presenta una vistosa anomalia gestionale:
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Gli elementi presenti: la sentenza giudiziaria è esecutiva, la diagnosi medica è accertata e il bisogno terapeutico del soggetto è noto ai servizi sociali;
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L’elemento mancante: la struttura specializzata per accogliere il paziente, a distanza di mesi, risulta introvabile su tutto il territorio;
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La collocazione provvisoria: da ormai sei mesi il malato si trova ricoverato presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) dell’Ospedale Umberto I di Siracusa, un reparto nato esclusivamente per gestire le emergenze acute e non idoneo a percorsi riabilitativi di lunga durata.
La tesi sollevata dall’avvocato Miano supera il singolo episodio clinico e investe direttamente i modelli organizzativi dell’Assessorato Regionale.
Secondo il professionista siracusano, troppi attori istituzionali evitano di affrontare il tema delle comunità protette per la doppia diagnosi psichiatrica, lasciando i soggetti fragili in una terra di nessuno tra la psichiatria giudiziaria, i Sert e gli apparati burocratici.
Quando l’autorità pubblica toglie a un cittadino la capacità di autodeterminarsi per ragioni mediche, ha il dovere giuridico di garantirgli la terapia prescritta, senza potersi limitare a constatare l’assenza di posti letto nei centri accreditati.
Per sbloccare lo stallo e tutelare l’incolumità del proprio assistito, l’avvocato Marco Miano ha formalmente informato e diffidato una lunga serie di organi di controllo.
La segnalazione è stata recapitata all’Assessorato Regionale della Salute, ai Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale, ai vertici dell’Asp di Siracusa, al Dipartimento di Salute Mentale, alla Presidenza della Regione Siciliana e alla Prefettura.
L’obiettivo dell’azione legale è far emergere una mappa dei bisogni sommersi e porre una serie di domande non più rinviabili: quanti malati in Sicilia vivono nelle medesime condizioni? Quante sentenze terapeutiche attendono di essere eseguite nei cassetti dei dipartimenti?
La dignità di un modello di assistenza sanitaria non si misura durante i convegni o attraverso la pubblicazione dei dati statistici, ma da come si risponde ai bisogni delle persone prive di voce. Sei mesi di attesa forzata in un letto d’ospedale rischiano di trasformarsi, per un paziente fragile, in una ingiusta seconda condanna.







