Sentenza storica contro il Ministero della Difesa: disposto un indennizzo di 500mila euro per la famiglia del militare di Augusta. L’avvocato Bonanni: “Chi si ammala servendo il Paese non può essere dimenticato”
Il Tribunale di Siracusa, in funzione di giudice del lavoro, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti del Ministero della Difesa, riconoscendo ufficialmente lo status di vittima del dovere a Siracusa alla memoria del Luogotenente Salvatore Legnosecco, originario di Augusta. La decisione dei magistrati aretusei accoglie integralmente il ricorso promosso dai familiari del militare, nello specifico dalla moglie Assunta Restivo e dai due figli della coppia, Vanessa e Antonino, assistiti dai legali dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Il provvedimento giudiziario, giunto al termine di una complessa e serrata battaglia legale che ha visto la netta opposizione dell’Avvocatura dello Stato, ha accertato l’esistenza di un chiaro nesso causale tra le mansioni professionali svolte dall’uomo e la patologia tumorale polmonare che ne ha provocato il decesso. La sentenza impone allo Stato l’erogazione dei benefici assistenziali e previdenziali previsti dalle tutele speciali, quantificabili in un valore complessivo di circa 500mila euro, una somma che include sia la speciale elargizione sia i vitalizi arretrati maturati dalla data della scomparsa.
Il luogotenente Legnosecco aveva dedicato oltre quarant’anni della propria esistenza al servizio della Marina Militare, avendo indossato la divisa dal 1975 fino al suo pensionamento avvenuto nel 2017. Nel corso della sua lunga e stimata carriera, il sottufficiale ha trascorso ben ventinove anni imbarcato sulle navi della flotta militare italiana, operando prevalentemente con le qualifiche specialistiche di elettricista e capo elettricista. Questa specifica attività lo portava a lavorare quotidianamente a stretto contatto con impianti elettrici, quadri di distribuzione e cablaggi che facevano largo uso di componenti contenenti asbesto, all’interno di ambienti confinati come le sale macchine, dove le tubazioni e i sistemi di coibentazione termica erano interamente realizzati con fibre di amianto.
L’esposizione prolungata, continua e priva di adeguate protezioni è stata giudicata dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal Tribunale come l’elemento determinante nello sviluppo del carcinoma polmonare. La malattia ha stroncato il militare il 7 febbraio 2020 all’età di 61 anni, lasciando la moglie e i figli in giovane età. La sentenza ricorda anche il valore e il coraggio del luogotenente, richiamando un encomio ufficiale ricevuto dopo aver disattivato gli impianti elettrici durante un grave incendio scoppiato a bordo della Nave Virgilio Fasan, evitando conseguenze peggiori per l’equipaggio.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha colto l’occasione di questo importante pronunciamento per ribadire la necessità impellente di accelerare le operazioni di censimento, mappatura e bonifica profonda di tutti i siti industriali e militari ancora contaminati sul territorio nazionale, offrendo supporto e assistenza medica e legale gratuita attraverso i propri canali telematici istituzionali.
«Questa sentenza restituisce finalmente la piena dignità alla memoria di Salvatore e riconosce il profondo dolore di una famiglia che ha perso un punto di riferimento dopo oltre quarant’anni di servizio incondizionato allo Stato – ha dichiarato l’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto –. Per troppo tempo il rischio amianto all’interno delle nostre Forze Armate è stato colpevolmente sottovalutato dalle istituzioni. Nessun risarcimento economico potrà mai restituire il luogotenente ai suoi affetti più cari, ma questo importante riconoscimento afferma un principio etico e giuridico fondamentale: chi si ammala servendo con onore il proprio Paese non può e non deve essere dimenticato».







