Il 56% dei proprietari nutre i quattro zampe con cibo umano, ma il 94% delle ricette casalinghe è sbilanciato. Il veterinario Vittorio Saettone: “Non basta l’affetto, occorre rispettare l’identità biologica dell’animale contro lo stress termico”
L’inarrestabile fenomeno della “umanizzazione” degli animali da compagnia si riflette in modo sempre più evidente nelle ciotole di casa, guidato dal desiderio emotivo di offrire il meglio ai membri a quattro zampe della famiglia. Questa tendenza all’accudimento speculare a quello umano rischia però di mettere seriamente a repentaglio la salute degli animali, specialmente nei mesi più caldi dell’anno. Secondo l’ultimo sondaggio internazionale condotto da Dog Food Advisor e ripreso da Pet Food Processing, ben il 56% dei proprietari di cani è convinto che i propri compagni debbano seguire una dieta simile a quella umana, mentre per i gatti la tendenza a integrare l’alimentazione con cibo “delle nostre tavole” coinvolge ormai il 20% dei pet owner.
Eppure, la scienza frena bruscamente i facili entusiasmi del “fai-da-te” culinario. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica American Journal of Veterinary Research, condotto nell’ambitodi un programma del Texas A&M College of Veterinary Medicine, ha rivelato un dato allarmante: appena il 6% delle diete casalinghe analizzate è risultato davvero completo e bilanciato secondo gli standard internazionali fissati dall’AAFCO (Association of American Feed Control Officials). Il restante 94% dei regimi alimentari improvvisati ha evidenziato gravi carenze o pericolosi squilibri di micronutrienti essenziali. Sul fronte felino la situazione non migliora: i ricercatori della UC Davis School of Veterinary Medicine hanno analizzato 114 ricette fai-da-te per gatti, scoprendo che il 100% di esse era inadeguato sotto il profilo nutrizionale minimo, con oltre la metà dei campioni carente di taurina, amminoacido vitale per il cuore e la vista dei gatti.
Per fare chiarezza e aiutare i proprietari a gestire l’alimentazione di cani e gatti in estate, lo Schesir Respect My Nature Index ha coordinato un monitoraggio su un ampio panel di testate internazionali e studi scientifici, coinvolgendo medici veterinari ed esperti di nutrizione biologica ed evolutiva.
Dall’assaggio di pizza sotto l’ombrellone al pezzetto di salsiccia allungato di nascosto durante le grigliate all’aperto, la stagione estiva moltiplica le occasioni di errore. Il corpo di un cane o di un gatto risponde a un codice biologico e metabolico totalmente differente da quello umano: alterare l’apporto dei nutrienti con preparazioni improvvisate espone gli animali a scompensi cronici.
I gatti, in particolare, sono carnivori stretti. Uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition ha svelato come, in natura, il loro apporto energetico giornaliero derivi per il 52% dalle proteine, per il 46% dai grassi e solo per il 2% da elementi non proteici. Anche i gatti domestici adulti, se messi nelle condizioni di scegliere liberamente i propri alimenti, optano per una dieta che trae solo il 12% dell’energia dai carboidrati. Umanizzare la loro alimentazione significa andare contro la loro natura evolutiva.
L’estensione della dieta umana ai pet comporta inoltre il rischio di somministrazione di ingredienti potenzialmente tossici. Sostanze per noi innocue o salutari sono veri e propri veleni per i pet: aglio, cipolla, cioccolato, caffè, alcolici, uva, uvetta, avocado e lo xilitolo. Sono da bandire in modo assoluto anche gli impasti lievitati crudi e le ossa cotte, queste ultime responsabili di gravissimi rischi di occlusione o lesioni alle pareti intestinali.
Il decalogo per l’estate: i 10 consigli degli esperti
Per tutelare il benessere psicofisico dei pet di fronte alle ondate di calore e contrastare gli effetti negativi dello stress termico, gli esperti dello Schesir Respect My Nature Index hanno stilato un vademecum pratico in dieci punti:
-
Idratazione profonda: garantire sempre la disponibilità di acqua fresca e pulita. È fondamentale posizionare più punti di abbeverata in casa (strategia cruciale per stimolare i gatti a bere) e portare sempre una ciotola da viaggio negli spostamenti.
-
Sfruttare l’alimento umido: per favorire una corretta idratazione e combattere il caldo, è consigliabile (previo parere del veterinario) incrementare la quota di cibo umido nella dieta di tutti i giorni.
-
Pasti e uscite nelle ore fresche: concentrare le passeggiate e la somministrazione delle pappe nei momenti meno afosi della giornata per assecondare i ritmi metabolici ed evitare la spossatezza da digestione sotto il sole.
-
Igiene rigorosa della ciotola: le alte temperature accelerano il deterioramento dei cibi. Non bisogna mai lasciare l’alimento a disposizione per molte ore nella ciotola, specialmente se si tratta di cibo umido o se ci si trova all’aperto.
-
No ai trend “gourmet”: l’alimentazione va scelta in base ai reali bisogni della specie e non seguendo le mode umane. Una varietà gastronomica eccessiva favorisce solo vizi, selettività e squilibri della flora intestinale.
-
Rispettare la diversità biologica: cane e gatto sono due specie anatomicamente e biologicamente differenti. Ciò che è corretto e bilanciato per il cane può risultare gravemente insufficiente o dannoso per il gatto (e viceversa).
-
Basta con il fai-da-te nutrizionale: evitare diete improvvisate o basate sul “sentito dire”. Qualsiasi regime casalingo alternativo deve essere formulato e bilanciato con il supporto scientifico di un veterinario nutrizionista.
-
Controllo rigido delle porzioni: rispettare i quantitativi giornalieri per evitare l’obesità. I premietti e gli snack (compresi gli assaggi estivi) non devono mai superare il 10% del fabbisogno calorico giornaliero complessivo.
-
Attenzione personalizzata all’età: adattare la dieta alle diverse fasi della vita (cucciolo, adulto, anziano, sterilizzato). Occorre monitorare con estrema attenzione i soggetti anziani o con patologie croniche, fisiologicamente più esposti al rischio di disidratazione estiva.
-
Ambiente sereno e osservazione: offrire il pasto in un contesto tranquillo e privo di stress. Bisogna osservare costantemente i segnali del corpo dell’animale (qualità del pelo, vitalità, peso) e consultare subito il veterinario in caso di inappetenza improvvisa.







