Aggiornato al 27/06/2026 - 13:49
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Natura Sicula impugna l’OK al mega-porto turistico di Siracusa: ricorso al Tar

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L’associazione ambientalista impugna il decreto di compatibilità ambientale: “Rilasciare un’autorizzazione nel 2026 basandosi su dati vecchi di quindici anni viola il principio di precauzione”

L’associazione ambientalista Natura Sicula, assistita da un pool di legali composto dagli avvocati Corrado V. Giuliano, Salvatore Nanè, Desiree Fonte e Maria Burgio, ha depositato un formale ricorso dinanzi alla sezione staccata del TAR di Catania. L’obiettivo è ottenere l’annullamento del decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) rilasciato lo scorso 15 aprile 2026 dal Ministero dell’Ambiente, provvedimento che ha dato il via libera al progetto definitivo del nuovo porto turistico di Siracusa, denominato “Marina di Siracusa” e proposto dalla società S.P.E.R.O. s.r.l.

L’infrastruttura, il cui valore stimato supera i 60 milioni di euro, prevede modifiche morfologiche strutturali per il Porto Grande. Il piano include la realizzazione di una colmata artificiale a mare, un imponente molo foraneo lungo ben 520 metri, il dragaggio di 133.000 metri cubi di fondali e la creazione di ormeggi per 267 imbarcazioni, a cui si aggiungerebbero uffici, officine, parcheggi e ristoranti sulla terraferma. Un impatto volumetrico che, secondo i ricorrenti, sorgerebbe nel cuore di un’area protetta dal Vincolo Paesaggistico del 1988 e inserita nel perimetro del Sito UNESCO “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”.

L’impianto difensivo del ricorso poggia sulla palese violazione delle norme di attuazione del Piano Paesaggistico provinciale. L’opera insiste infatti su aree costiere classificate con un livello di Tutela 3, una fascia inedificabile in cui vige il divieto assoluto di nuove costruzioni stabili e di interventi che possano alterare in modo irreversibile i flussi delle correnti marine o la linea di costa.

Gli avvocati mettono in luce un’istruttoria burocratica definita lacunosa e viziata da anomalie macroscopiche. Nel marzo 2026, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa ha modificato le proprie cartografie ufficiali per superare un precedente parere negativo, rilasciando un’autorizzazione paesaggistica che i legali definiscono “perplessa”. L’atto impone infatti di ridurre “significativamente” la diga da 520 metri senza quantificare la misura, rinviando la vera valutazione di compatibilità alla futura progettazione esecutiva, una prassi esplicitamente vietata dalla legislazione vigente. Inoltre, molti documenti chiave non sono mai stati pubblicati sul portale del ministero (MASE), di fatto escludendo i cittadini dalle consultazioni.

Un altro dei punti centrali del ricorso riguarda l’utilizzo di relazioni scientifiche e idrauliche ritenute ormai prive di validità tecnica e del tutto anacronistiche.

  • Analisi obsolete: la VIA si basa su campionamenti dei sedimenti e mappe idrodinamiche risalenti al biennio 2010-2011;

  • Mutamento della costa: in quindici anni i fondali del Porto Grande sono profondamente mutati, anche a causa dei recenti e gravi eventi alluvionali che hanno colpito la Sicilia;

  • Carenze di competenze: lo studio delle biocenosi marine (la flora e la fauna dei fondali) è stato firmato da un botanico anziché da specialisti in biologia marina.

Il progetto, infine, non calcola l’impatto cumulativo con l’area militare dell’Idroscalo e ignora i potenziali rischi ecologici per i vicini siti della Rete Natura 2000, come le Saline di Siracusa e il Fiume Ciane, oltre a non aver minimamente coinvolto l’Area Marina Protetta del Plemmirio. Manca, infine, l’autorizzazione essenziale per l’immersione in mare dei 133.000 metri cubi di fanghi derivanti dagli scavi.

«La tutela del Porto Grande non può essere barattata con interventi speculativi mascherati da sviluppo diportistico – dichiara Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula –. La palla passa adesso ai giudici amministrativi del TAR, chiamati a valutare una sfilza di violazioni di legge che pendono su un’opera che rischia di compromettere per sempre l’identità storica, archeologica e naturale di Siracusa».

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