Aggiornato al 01/07/2026 - 11:51
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L'intervento

Cda dell’Inda senza siracusani, Cavallaro (FdI): “Scelta che sorprende, cancellata la voce della città”

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Il consigliere di Fratelli d’Italia Paolo Cavallaro: “Davvero a Siracusa non vi erano personalità di riconosciuta competenza e autorevolezza capaci di contribuire ai lavori del Consiglio?”

Per la prima volta dalla trasformazione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico in ente di diritto privato, il nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione Inda a Siracusa non annovera tra le sue fila alcun componente di espressione siracusana, fatta eccezione per il sindaco della città che ricopre la carica di presidente di diritto dello stesso organo di governo.

A sollevare la questione, destinata ad alimentare un acceso dibattito culturale in città, è il consigliere comunale Paolo Cavallaro. L’esponente politico, pur esprimendo sincero apprezzamento per l’altissimo profilo accademico e la professionalità indiscutibile delle personalità esterne recentemente designate, contesta il metodo e la filosofia di fondo che hanno guidato le nomine, lamentando la totale cancellazione della rappresentanza territoriale in seno all’ente che custodisce l’anima storica di Siracusa.

Secondo l’analisi di Cavallaro, garantire che la comunità aretusea mantenga una presenza attiva e qualificata nei luoghi in cui si assumono le decisioni strategiche non deve essere interpretato come un vecchio retaggio di sapore campanilista, bensì come un tassello essenziale di democrazia culturale.

La presenza di un esperto locale avrebbe rappresentato un valore aggiunto per la governance della fondazione:

  • Dialogo tra visioni: la combinazione tra una direzione di respiro internazionale e la sensibilità di chi vive il territorio avrebbe arricchito i lavori del Cda;

  • Identità storica: la città si identifica da più di cento anni nelle produzioni teatrali della Neapolis, considerandole un pezzo cruciale della propria identità;

  • Competenze locali: la scelta ministeriale e regionale sembra sottintendere, ingiustamente, che nel capoluogo non vi fossero figure all’altezza dei ruoli richiesti.

L’affondo del consigliere non si limita alla geografia delle nomine, ma si estende ai contenuti artistici e ai linguaggi espressivi portati in scena nelle ultime stagioni. Prendendo spunto da una recente intervista rilasciata al Giornale di Sicilia dalla consigliera delegata Marina Valensise — la quale ha difeso una linea editoriale capace di parlare all’uomo contemporaneo pur rispettando l’ordito dei testi classici — Cavallaro ha espresso alcune perplessità, condivise, a suo dire, da numerosi studiosi e spettatori della Fondazione Inda a Siracusa.

Pur parlando da semplice appassionato e dichiarando il massimo rispetto per il successo di pubblico e botteghino della Fondazione, il consigliere ha evidenziato il rischio che alcune letture registiche eccessivamente destrutturate, nelle scenografie e nelle scelte lessicali, possano allontanare le opere dall’idea di teatro classico studiata sui banchi di scuola. Un ricorso forse eccessivo a soluzioni iper-contemporanee che rischia di attenuare quel legame sacro e primordiale con la classicità greca e romana che rende unico lo scenario del teatro di pietra aretuseo.

L’obiettivo della critica, conclude la nota, non è quello di innescare una sterile contrapposizione politica tra merito e appartenenza territoriale, ma quello di riequilibrare i rapporti di forza per il bene della stessa istituzione.

“L’Inda rappresenta un patrimonio di valore internazionale e deve continuare ad esserlo, ma l’apertura verso il mondo e l’eccellenza delle competenze possono e debbano convivere con il coinvolgimento delle migliori energie della nostra città – ha sottolineato Paolo Cavallaro –. Nessuno chiede di barattare il merito con l’appartenenza territoriale; si chiede soltanto che Siracusa, culla del teatro classico e sede storica della Fondazione, possa continuare a essere rappresentata anche nei luoghi in cui si decidono le scelte strategiche per il suo futuro”.

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