Dopo la tragedia di Palermo, Federciclismo Siracusa chiede sicurezza e infrastrutture adeguate per i ciclisti
La morte di Nicoleta Mirela Rusu, la giovane ciclista travolta e uccisa a Palermo, riaccende i riflettori su un’emergenza nazionale che a Siracusa assume contorni particolarmente preoccupanti. A intervenire sono i Responsabili dei Settori Ciclismo Urbano e Cicloturismo di Federciclismo Siracusa, Davide Mauro e Maria Grazia Cavarra, con una dichiarazione che non lascia spazio all’ottimismo.
“La sconvolgente morte della giovane ciclista Nicoleta Mirela Rusu a Palermo è solo l’ultimo degli incidenti mortali di quest’anno.” – scrivono i due responsabili – “Le statistiche ci dicono che in media ogni anno circa 200 ciclisti perdono la vita lungo le strade urbane e extraurbane d’Italia, senza contare i tanti feriti che quotidianamente vanno conteggiati”.
Il quadro descritto da Federciclismo per la città di Siracusa è impietoso. Le infrastrutture esistono sulla carta, ma nella realtà quotidiana si rivelano insufficienti o del tutto inutilizzabili.
“Le ciclabili di Siracusa, come denunciato più volte, oltre a sparire per assenza di manutenzione sono spesso invase dalle auto, rendendo molti tratti inservibili” – denunciano Mauro e Cavarra -. Il problema non riguarda solo la manutenzione, ma l’intera filosofia di pianificazione urbana: “Per quanto il Comune abbia da tempo istituito diverse zone 30, segnalate semplicemente da cartelli, manca una pianificazione stradale adeguata atta a far mantenere una velocità bassa per l’intero percorso”.
Federciclismo cita il caso di via Piave come esempio emblematico e parziale al tempo stesso: una strada dove si circola a 30 km/h per le sue dimensioni ridotte, ma dove “non vengono rispettati i previsti zig-zag di rallentamento in corrispondenza degli incroci”. Un dettaglio che racconta bene la distanza tra le intenzioni progettuali e la realtà dell’asfalto.
La situazione peggiora drasticamente fuori dal perimetro urbano. Le strade extraurbane del siracusano rappresentano per i ciclisti un percorso ad alto rischio quotidiano, senza alternative praticabili.
“La situazione è ancor più preoccupante sulle strade extraurbane, sia per i forti flussi di traffico, sia perché non esistono alternative alle arterie principali come via Elorina o la Targia”, spiegano i responsabili di Federciclismo. “In entrambe le strade i ciclisti sono in balia degli automobilisti, senza nessun progetto in cui si possano intravedere alternative sicure”.
Il caso della Targia è particolarmente grave: “Ogni giorno decine e decine di ciclisti pendolari percorrono la strada anche di notte”, senza alcuna protezione strutturale. E sulle altre strade extraurbane “lo stato dell’asfalto costringe spesso i ciclisti a fare zig zag rispetto al bordo per evitare le buche, aumentando la probabilità di incidente”.
Al centro della critica di Federciclismo c’è una contraddizione difficile da accettare: le risorse ci sarebbero, ma la volontà politica di utilizzarle manca.
“L’assenza di risposte su questo tema è inaccettabile in quanto esistono dei fondi specifici per migliorare la sicurezza stradale e dei ciclisti, ma questo tema non è stato ancora introiettato dai decisori politici”- affermano Mauro e Cavarra -. Un’accusa diretta, che punta il dito contro chi ha il potere di intervenire e non lo fa.
Federciclismo Siracusa ricorda di lavorare da tempo per dimostrare “come un investimento in ciclabili, con annessi servizi, porti parecchi vantaggi in termini di qualità di vita, economia e turismo”. Ma la consapevolezza non basta più: “Adesso la sicurezza stradale va considerata come una priorità a cui necessitano adeguate risposte”.
La dichiarazione si chiude con un impegno esplicito e dalla chiara valenza politica. Federciclismo Siracusa annuncia che “intraprenderà tutte le azioni possibili per consentire a tutti i ciclisti di poter tornare a casa senza rischiare di subire degli incidenti”.







