Il sindacato di Polizia Penitenziaria interviene sulla crisi della Casa Circondariale ricostruendo decenni di riduzione degli organici e chiedendo una riorganizzazione del Gruppo di ntervento regionale
Le gravi tensioni registrate alla casa circondariale di Cavadonna continuano a suscitare reazioni. Interviene anche il sindacato Sarap, con una lunga nota indirizzata ai vertici dell’amministrazione penitenziaria nazionale e regionale, in cui l’organizzazione sindacale invita a superare le polemiche del momento per affrontare le cause strutturali che, a suo avviso, hanno portato la struttura siracusana alla situazione attuale.
Una situazione che, secondo la nota a firma del vice segretario generale Letterio Italiano, affonda le proprie radici in una lunga stagione di riorganizzazioni e riduzioni degli organici avviata già a partire dal 2011.
Il sindacato ripercorre le tappe principali di questo percorso, dalla circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del novembre 2011, fino alla legge Madia del 2015 che ridefinì la dotazione organica della Polizia Penitenziaria, passando per l’ulteriore riduzione disposta nel 2019. Un percorso che, secondo la nota, ha progressivamente ridotto il personale disponibile senza che, nel frattempo, diminuissero le criticità operative all’interno degli istituti, aggravando la pressione sugli agenti in servizio.
“Questa organizzazione sindacale pone una domanda semplice, dove erano coloro che oggi scoprono le emergenze della Polizia Penitenziaria quando venivano ridotti gli organici, riorganizzati i servizi e ridimensionate determinate forme di presidio della sicurezza”, si legge nel documento, che invita a non trasformare Siracusa nell’ennesimo scaricabarile, ricordando come alcuni agenti siano saliti sul tetto dell’istituto proprio per contribuire a gestire la situazione di emergenza.
Un capitolo specifico della nota è dedicato al Gruppo di intervento regionale, il reparto specializzato che dovrebbe intervenire nelle situazioni più critiche. Il sindacato chiede una riflessione sulla sua organizzazione, segnalando come la struttura formativa di riferimento si trovi a Catania mentre il comando resta assegnato a Palermo, e propone di valorizzare maggiormente la presenza fisica di un comandante più vicino al territorio in caso di emergenza.
Il documento insiste inoltre sulla necessità che i reparti specializzati conoscano preventivamente la conformazione degli istituti penitenziari attraverso visite periodiche, evitando di trovarsi per la prima volta davanti alla struttura proprio nel momento dell’emergenza. Secondo il sindacato, una mappatura operativa costantemente aggiornata di ogni carcere, con reparti detentivi, accessi, vie di fuga e aree sensibili, rappresenterebbe un elemento fondamentale di prevenzione e sicurezza.
Nella parte conclusiva della nota il sindacato richiama l’attenzione sul tema delle risorse, sottolineando come alle nuove competenze attribuite negli anni alla Polizia Penitenziaria non abbiano sempre corrisposto adeguati investimenti in personale, formazione e mezzi. Il documento si chiude con un appello a superare le polemiche di circostanza in favore di un impegno concreto: “Non servono passerelle né dichiarazioni costruite per l’occasione, servono organici adeguati, formazione, mezzi, protocolli, catene di comando efficienti e una conoscenza reale del territorio operativo”.









