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Protesta dei braccianti a Pachino, il M5S: “Basta arricchirsi sulla pelle di chi lavora”

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I pentastellati chiedono un cambio di prospettiva: aumenti salariali e riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

“Dalle campagne del Siracusano arriva una richiesta che non può essere ignorata: stipendi più alti, meno ore di lavoro a parità di salario e maggiori tutele. Non è accettabile che chi produce ricchezza sia costretto a vivere nella precarietà mentre il lavoro continua a perdere valore”.
Il Movimento 5 Stelle Siracusa Sud torna sulla protesta dei lavoratori agricoli migranti a Pachino, che – secondo i pentastellati – riporta alla luce una contraddizione che attraversa il mondo del lavoro e che nelle campagne del Sud assume contorni ancora più evidenti: “Si lavora duramente, si contribuisce alla produzione di ricchezza, ma troppo spesso il salario non basta nemmeno a coprire le spese di metà mese”.
I fatti risalgono alla mattinata di lunedì, quando un gruppo di braccianti nordafricani ha protestato rivendicando diritti e salari più alti: “La loro mobilitazione pone una domanda precisa: quale valore viene riconosciuto al lavoro di chi, ogni giorno, contribuisce a mandare avanti le aziende agricole?”.
Per il Movimento 5 Stelle Siracusa Sud, quanto accaduto a Pachino impone una riflessione che va oltre la singola protesta. “Non basta rivendicare nuovi posti di lavoro se poi quei posti non garantiscono una vita dignitosa. Non basta parlare di crescita economica se i benefici della produzione non si traducono in salari adeguati per chi quella ricchezza la genera concretamente. Il problema non è soltanto lavorare: è essere costretti a lavorare sempre di più per riuscire a vivere sempre peggio”.
“Mentre una parte degli operatori del settore dispone di risorse e capacità economiche considerevoli, lavoratori agricoli e piccoli agricoltori si trovano spesso a fare i conti con margini ridotti, costi crescenti e difficoltà economiche che rendono incerto persino il bilancio familiare. È una disparità che merita risposte politiche e strumenti concreti, senza confondere le responsabilità dei grandi operatori economici con le difficoltà delle tante piccole imprese agricole che faticano a restare sul mercato”.
Il M5S pone l’accento suIla filiera agricola che non può continuare a scaricare verso il basso il peso delle proprie difficoltà. “I lavoratori non possono essere considerati una voce di costo da comprimere, né il loro salario può diventare la variabile su cui risparmiare. Allo stesso tempo, gli agricoltori che producono e vendono in condizioni difficili devono poter contare su una remunerazione equa, senza essere schiacciati dal potere contrattuale degli operatori più forti della filiera”.
La soluzione pentastellata, quindi, si sostanzia in un cambio di prospettiva: aumenti salariali reali, capaci di recuperare potere d’acquisto, e una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
“Accanto a questi obiettivi, è necessario rafforzare le tutele contrattuali, contrastare il caporalato e ogni forma di sfruttamento e sostenere l’introduzione di un salario minimo che garantisca una soglia di dignità a chi lavora. Servono controlli efficaci e una maggiore trasparenza lungo la filiera, affinché il valore riconosciuto al prodotto non si perda prima di arrivare a chi lo ha coltivato e raccolto. La protesta di Pachino dimostra che la questione salariale non può più essere rimandata. Le rassicurazioni su possibili aumenti dovranno tradursi in risultati concreti, ma sarebbe un errore fermarsi alla singola vertenza. Occorre affrontare le condizioni che rendono possibile una situazione in cui lavorare a tempo pieno non sempre basta per vivere con tranquillità”.

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