Secondo l’Osservatorio cyber crif nel primo semestre 2026 l’Isola concentra l’11,3% delle segnalazioni dietro Lombardia e Lazio. Crescono phishing, furti di credenziali e truffe costruite con l’intelligenza artificiale. Urzì di Fabi: “Investire nella cultura digitale”
La Sicilia è tra le regioni italiane più interessate dagli alert su violazioni e compromissioni di dati personali. Lo indica il nuovo Osservatorio cyber crif, pubblicato a settembre e riferito al primo semestre 2026, che colloca l’Isola al terzo posto nazionale con l’11,3% delle segnalazioni, dopo la Lombardia, ferma al 15,7%, e il Lazio, al 12,3%.
A commentare i numeri è Gabriele Urzì, dirigente nazionale della Fabi e responsabile Salute e sicurezza della Fabi di Palermo. “Nel primo semestre del 2026 i dati univoci in circolazione sul dark web hanno raggiunto quota 2,5 miliardi. Un patrimonio informativo che alimenta truffe sempre più credibili”, afferma. Secondo il rapporto, l’Italia è al sesto posto nel mondo per e-mail compromesse e al terzo per account sottratti con programmi malevoli progettati per rubare le credenziali.
Tra i fattori che rendono più esposto il territorio, Urzì indica la crescita della digitalizzazione. Il Mezzogiorno raccoglie il 29,2% degli alert nazionali, la quota più alta del Paese, e secondo il dirigente della Fabi l’uso del digitale da parte di famiglie, attività commerciali e piccole imprese non sempre procede insieme a una adeguata consapevolezza dei rischi. Pesa anche la prevalenza degli account personali: il 92,1% delle e-mail compromesse appartiene a utenti privati, e il bersaglio principale dei criminali resta quindi il cittadino comune, esposto a phishing, smishing e furti di identità digitale.
Il quadro è reso più complesso dall’uso dell’intelligenza artificiale da parte dei criminali informatici. Urzì cita i deepfake audio e video e le e-mail generate con sistemi automatici, difficili da distinguere da quelle autentiche, che aumentano il livello di rischio per utenti e aziende.
Nel dark web, spiega, le informazioni più diffuse riguardano password, indirizzi e-mail, nomi utente e numeri di telefono. “Password deboli o riutilizzate e scarsa attenzione ai tentativi di phishing restano tra le principali cause delle compromissioni. La formazione degli utenti è oggi importante quanto gli investimenti tecnologici”, sottolinea.
Per le imprese siciliane, aggiunge, la difficoltà è crescente, perché i dati personali e aziendali vengono impiegati in attacchi mirati a sottrarre denaro o informazioni riservate. Per questo la cybersicurezza va considerata, a suo giudizio, un investimento strategico. Per le famiglie il rischio maggiore resta il furto di identità digitale, con accessi abusivi agli account, uso fraudolento dei servizi online e raggiri economici.
“La Sicilia è sempre più connessa ma anche più esposta ai rischi del cyberspazio. Per questo servono investimenti nella cultura digitale, nella formazione e nella protezione dei dati personali”, conclude Urzì.







