Assarmatori e Confitarma avvertono il Governo: “Senza aiuti si fermano le navi. Possibili rincari sui biglietti”
Dopo lo spettro dei razionamenti negli aeroporti, la crisi energetica legata al conflitto in Iran minaccia di travolgere anche il settore marittimo. L’allarme, lanciato congiuntamente da Assarmatori e Confitarma, è di quelli che fanno tremare il comparto turistico e logistico dell’Isola: il caro-carburante potrebbe portare a un drastico taglio delle corse o, nello scenario peggiore, al fermo dei traghetti proprio durante la stagione estiva.
Il vertiginoso aumento dei costi del bunker (il carburante navale) sta colpendo duramente i servizi marittimi regolari. Secondo le associazioni di categoria, i rischi maggiori riguardano proprio le rotte a lungo raggio verso la Sicilia e la Sardegna.
Per la provincia di Siracusa e per l’intera isola, le conseguenze potrebbero essere immediate e pesanti:
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Collegamenti a lungo raggio: Possibile riduzione delle tratte principali dai porti del Nord e Centro Italia.
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Collegamenti a corto raggio: Rischio di una minore frequenza per i traghetti che servono le isole minori e lo Stretto.
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Prezzi dei biglietti: Lo spettro di rincari forzati per coprire i costi vivi, a diretto danno di turisti e residenti.
Assarmatori e Confitarma hanno già presentato una proposta formale al viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi e al ministro per le Politiche del Mare Nello Musumeci. La richiesta è quella di un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta.
La misura, nelle intenzioni degli armatori, dovrebbe essere commisurata all’extracosto sostenuto nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 rispetto alla media del prezzo di febbraio. Un paracadute fiscale necessario per evitare che le compagnie di navigazione, già sotto pressione per le rigide politiche ambientali europee, decidano di disarmare le navi.
“Il segmento è già fortemente esposto”, spiegano le confederazioni. La crisi marittima non è solo un problema di spostamenti turistici, ma una minaccia reale alla continuità territoriale e al trasporto delle merci alimentari e industriali, di cui i traghetti sono l’arteria principale. Per un territorio come quello siracusano, che vive di esportazioni e accoglienza, l’eventuale “stop” estivo rappresenterebbe un colpo durissimo alla ripresa economica post-crisi.







