L’appello del Garante: “Le cimici non fanno parte dell’arredo istituzionale, né mai dovranno farne parte. Lo Stato applica una pena legale, non una tortura psicofisica”
A seguito di una visita ispettiva effettuata il 1° luglio 2026, l’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Siracusa ha redatto una relazione shock sulle condizioni di vivibilità all’interno della Casa Circondariale di Siracusa.
I dati numerici ufficiali confermano il superamento della soglia critica: a fronte di una capienza regolamentare di 575 unità, la struttura ospita attualmente oltre 700 presenze. Questo sovraffollamento patologico, combinato con l’assenza di ventilatori in molte celle, sta esasperando la convivenza quotidiana e alimentando costanti tensioni tra i reclusi, con rischi elevati soprattutto per i soggetti anziani o affetti da patologie pregresse.
Il documento ispettivo riserva capitoli dettagliati a una situazione igienico-sanitaria definita endemica e degradante:
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Invasione di cimici da letto: Nonostante i precedenti interventi di disinfestazione, il picco termico ha causato una massiccia proliferazione di parassiti che provocano gravi irritazioni epidermiche e la privazione del sonno ai detenuti. I rivestimenti dei materassi in tessuto non tessuto si sono rivelati inefficaci.
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Presenza di ratti: Nei punti di raccolta interni della spazzatura giornaliera è stata accertata la presenza di topi che si muovono liberamente alla ricerca di cibo.
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Blocco dell’acqua potabile: A causa del blocco della manutenzione ordinaria nel passaggio di gestione delle acque siracusane, la “Casetta dell’Acqua” — un impianto d’eccellenza installato nel 2024 per distribuire acqua sanificata e filtrata a detenuti e agenti — risulta fuori servizio da mesi, privando la comunità di un bene essenziale.
A tutto ciò si aggiunge una gravissima carenza strutturale: da oltre sei mesi tutti gli ascensori dei vari blocchi, compresi quelli dell’infermeria e del Blocco 20, sono rotti. Di conseguenza, i farmaci e i pesanti blister d’acqua vengono trasportati a piedi lungo le scale dai detenuti lavoratori (“spesini”), mentre in caso di emergenza medica (come infarti o problemi di deambulazione) i soccorritori sono costretti a trasportare i pazienti a braccio giù per le scale con gravissimi rischi di caduta.
Sul fronte della sicurezza, la relazione elogia l’abnegazione della Polizia Penitenziaria, costretta però a turni massacranti a causa di una carenza d’organico strutturale. Mancano sottufficiali per la sorveglianza interna e spesso interi piani dei blocchi rimangono sguarniti. Le ridotte forze impediscono persino il servizio di scorta per le traduzioni dei detenuti: senza agenti disponibili, i ristretti non possono essere accompagnati alle visite specialistiche esterne o agli interventi chirurgici programmati.
I ritardi accumulati configurano, secondo il Garante, una sistematica violazione della dignità umana. Vengono citati casi indicativi come quello di un detenuto fragile che ha atteso un’urgente consulenza urologica da febbraio 2024 a dicembre 2025, o di pazienti con neoplasie visibili che, pur avendo già una diagnosi, attendono che l’ospedale esterno fissi la data dell’intervento. Gravi anche le carenze nella gestione delle vulnerabilità psichiatriche, il cui peso finisce per gravare impropriamente sui compagni di cella.
Per aggirare il blocco delle traduzioni e decongestionare i Pronto Soccorso cittadini, il Garante indica come soluzione non più rimpiazzabile l’adozione strutturata della telemedicina per tutti i casi urgenti e cronici. Questo strumento azzererebbe i tempi logistici, garantirebbe un trattamento specialistico individualizzato, abbatterebbe i costi dei trasferimenti e permetterebbe di restituire gli agenti di scorta ai compiti di vigilanza interna.
Il documento si chiude con una nota di forte amarezza per il comportamento dei vertici istituzionali. Se da un lato viene lodato il lavoro della Magistratura di Sorveglianza, dall’altro il Garante denuncia un “preoccupante silenzio” e una vera e propria barriera comunicativa da parte del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria). I solleciti inviati su casi delicati legati a salute, affettività e lontananza dei familiari restano sistematicamente senza risposta, oppure le soluzioni vengono trasmesse direttamente alla direzione dell’istituto escludendo l’ufficio del Garante, un meccanismo definito denigrante e penalizzante per il ruolo di mediazione ricoperto.
Da qui l’appello finale alla politica e a tutti gli attori della rete territoriale della provincia affinché si mobilitino per investire risorse a livello locale e trasformare il carcere di Cavadonna Siracusa in un vero luogo di recupero e non in una discarica sociale.







