Sebastiano Zappulla (AVS) contro i governi nazionale e regionale: “Ci resta solo l’assemblaggio, la vera cantieristica da migliaia di posti di lavoro si farà all’estero”
Il sogno di trasformare lo scalo megarese nel principale polo europeo della transizione ecologica rischia di infrangersi contro i ritardi burocratici di Palermo e i tagli di bilancio decisi a Roma. L’allarme viene lanciato direttamente dai vertici provinciali di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui lo sviluppo del porto di Augusta eolico offshore starebbe subendo una drammatica battuta d’arresto a causa del dirottamento dei fondi precedentemente stanziati e promessi dall’esecutivo nazionale.
Al centro della dura requisitoria politica vi è la gestione dell’area strategica di Punta Cugno, formalmente individuata come hub logistico di riferimento per la cantieristica legata alle gigantesche pale eoliche galleggianti nel Mediterraneo. Un progetto che, stando agli annunci entusiastici dei mesi scorsi da parte del presidente della Regione Renato Schifani, sembrava blindato da un finanziamento di cinquanta milioni di euro ottenuto tramite il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) per l’approfondimento dei fondali e il consolidamento strutturale delle banchine operative.
La lettura dei documenti programmatici e l’evoluzione dei bandi internazionali hanno spinto la sinistra siracusana a denunciare quello che viene definito un “annuncio beffardo”. La ripartizione della catena del valore industriale penalizzerebbe fortemente il territorio aretuseo.
La filiera si dividerebbe infatti in due segmenti ben distinti:
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La progettazione e costruzione: il vero cuore tecnologico ed economico, capace di generare migliaia di posti di lavoro stabili, che si sposterà stabilmente in Francia;
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L’assemblaggio e la spedizione: le uniche mansioni destinate alle banchine di Punta Cugno, che garantiranno l’occupazione solo a qualche centinaio di operai metalmeccanici dell’indotto locale.
Mentre la Sicilia si limita alla logistica di transito, Parigi corre a velocità doppia, avendo già bandito le gare internazionali per la realizzazione di sette mega-impianti marittimi, strappando di fatto all’Italia una quota rilevante del mercato della green economy.
A peggiorare il quadro economico interviene il giallo dei finanziamenti. Secondo la ricostruzione di AVS, Palazzo d’Orleans si sarebbe accorto tardivamente che le coperture promesse dal Governo Meloni per l’infrastrutturazione del porto di Augusta eolico offshore sarebbero state revocate e destinate a coprire altre voci del bilancio dello Stato, come i tagli alle accise sui carburanti.
Questo stallo finanziario si inserisce in un contesto di profonda sofferenza per il quadrilatero industriale siracusano, reduce da giornate di fortissima tensione sociale segnate da allarmanti picchi di inquinamento atmosferico che hanno spinto i cittadini della vicina Priolo Gargallo a scendere in piazza per difendere il diritto alla salute.
«Ci spiace dirlo ma avevamo colto da subito il senso di un annuncio privo di solidità. La zona industriale di Siracusa rimane bloccata dentro una crisi di sistema – dichiara Sebastiano Zappulla, segretario provinciale di Sinistra Italiana-Avs –. Le parole della politica istituzionale e dei governi non servono più per rassicurare un territorio deluso, stanco e preoccupato. Il porto ha tutte le carte in regola per diventare un hub europeo della logistica e dell’energia, ma i governi regionale e nazionale rischiano di farci perdere questa straordinaria occasione di riscatto economico e occupazionale».







