Il deputato di Fratelli d’Italia replica alla controffensiva del sindaco e presidente dell’ATI Italia: “Inutile scaricare le colpe sui piccoli municipi se nemmeno il capoluogo ha intercettato i milioni per le reti”
La contesa politica sulle risorse economiche per il risanamento degli acquedotti siracusani non accenna a placarsi e si trasforma in un cortocircuito istituzionale. Il parlamentare nazionale di Fratelli d’Italia, Luca Cannata, ha controreplicato alle ultime dichiarazioni del sindaco di Siracusa, Francesco Italia, respingendo la tesi secondo cui la colpa dei finanziamenti sfumati sia da attribuire unicamente alle carenze dei singoli uffici comunali.
Secondo l’esponente del partito di Giorgia Meloni, le parole del primo cittadino rivelerebbero una contraddizione insanabile tra la narrazione dell’efficienza della macchina centrale e i dati reali emersi dai decreti di esclusione.
Il nuovo modello centralizzato, ricorda Cannata, era stato imposto all’opinione pubblica proprio con la promessa di superare le storiche frammentazioni e i deficit progettuali dei piccoli municipi della provincia.
Nel mirino della requisitoria del parlamentare finisce direttamente la gestione del capoluogo aretuseo, utilizzata come prova per smontare la linea difensiva del blocco politico che governa l’Assemblea Idrica Territoriale.
Le tre pesanti contraddizioni sollevate dall’onorevole Luca Cannata:
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Il paradosso di Siracusa: tra le amministrazioni che non hanno ottenuto i fondi del bando FESR figura anche il Comune capoluogo, amministrato dallo stesso presidente dell’ATI;
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Il cortocircuito delle colpe: se l’errore è dei sindaci che non hanno integrato i dossier, significa che anche gli uffici di Siracusa non sono stati in grado di produrre schede tecniche idonee;
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La difesa delle poltrone: l’atteggiamento di ATI, Aretusacque e Consiglio di Sorveglianza, descritti come un sistema unito nell’occupare le poltrone di governance ma pronto a dividersi davanti ai fallimenti.
Delle due l’una, incalza il deputato di Avola: o il Comune di Siracusa non aveva alcun bisogno di investimenti strutturali per ridurre le perdite idriche, oppure la sua struttura tecnica ha fallito l’accesso ai canali di finanziamento regionali e nazionali.
Il dato politico e amministrativo incontestabile, secondo Fratelli d’Italia, rimane la vastità geografica dell’esclusione dai tavoli finanziari di Palermo e Roma.
La mappa del territorio siracusano rimasto escluso dalle linee di finanziamento si estende dal capoluogo fino all’estremo sud di Portopalo di Capo Passero, lasciando a secco i principali centri industriali e agricoli della provincia.
Il fallimento del bando nazionale da un miliardo di euro non può essere archiviato con semplici note burocratiche di giustificazione.
La polemica promette di trasferirsi nelle aule ispettive della Regione Siciliana e dei ministeri romani competenti, dove le prerogative parlamentari verranno utilizzate per vagliare ogni singola trasmissione documentale.
«A questo punto non servono altre autodifese o comodi scaricabarile sulle spalle dei Comuni della provincia – attacca l’onorevole Luca Cannata –. Quando si concentra il potere decisionale nelle mani di pochi per anni, bisogna assumersi la responsabilità dei risultati. I cittadini meritano verità e trasparenza sulla gestione idrica Siracusa. Per il resto parleranno chiaro gli atti che raccoglieremo. Noi non ci fermeremo in questa battaglia di trasparenza».
L’annunciata indagine conoscitiva sui bandi SFNIISSI e FESR punta a fare emergere i nomi dei responsabili dei vizi di forma che hanno privato la cittadinanza di risorse vitali per abbattere il costo delle tariffe in bolletta.
Dichiarazioni del coordinatore cittaidno di FdI Paolo Romano
“Leggendo le dichiarazioni del sindaco Francesco Italia emerge una contraddizione evidente.
Da una parte attribuisce ad altri Comuni responsabilità legate alla mancata partecipazione o all’esclusione dai finanziamenti.
Dall’altra evita accuratamente di spiegare cosa sia accaduto al Comune di Siracusa, che lui stesso amministrato.
Se il criterio è quello utilizzato da Italia, allora dovrebbe valere innanzitutto per il capoluogo.
- Perché Siracusa non risulta tra i Comuni finanziati?
- Perché Siracusa non ha ottenuto risorse nell’ambito di queste opportunità?
- Perché il sindaco continua a puntare il dito contro gli altri senza fornire spiegazioni sui risultati ottenuti dalla sua amministrazione?
Prima ci hanno raccontato che il nuovo sistema avrebbe garantito più efficienza, più capacità progettuale e maggiori investimenti.
Oggi ci spiegano che il problema sono la frammentazione, le carenze progettuali, la documentazione incompleta e l’assenza dei requisiti.
È una contraddizione evidente.
Se davvero il modello che hanno costruito funzionava, allora Siracusa avrebbe dovuto essere il primo esempio dei risultati ottenuti.
Invece oggi il sindaco Italia non parla dei finanziamenti ottenuti da Siracusa.
Parla degli errori degli altri.
È sempre più evidente che siamo di fronte a un tentativo di scaricare altrove responsabilità che riguardano chi ha governato il sistema e chi amministra il capoluogo della provincia.
I cittadini di Siracusa meritano una risposta semplice: quali risultati concreti ha portato questa gestione alla città?
Perché ad oggi il dato politico resta uno solo: il sindaco accusa tutti gli altri, ma non riesce a spiegare cosa abbia ottenuto per Siracusa.
Prima di impartire lezioni agli altri Comuni, sarebbe opportuno che Francesco Italia rendesse conto ai siracusani dei risultati della propria amministrazione sul fronte degli investimenti idrici e delle opportunità di finanziamento disponibili”, conclude il Coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia.








