Turismo, edilizia, scuola ma soprattutto la vicenda del polo petrolchimico. E quanto sta succedendo alla Lukoil negli ultimi tempi. Il bilancio di fine anno di Tonino Galioto, segretario territoriale della Ugl, abbraccia diversi temi. Tutti rapportati all’emergenza sanitaria ancora in atto con la speranza che il 2021 possa essere l’anno della svolta.
“Si chiude un anno difficile da tutti i punti di vista, non c’è una categoria che non si trovi ad affrontare una crisi senza precedenti, interi nuclei famigliari in grosse difficoltà economiche. A partire dal mese di febbraio ci siamo trovati ad affrontare una grave situazione sia sul piano sanitario sia lavorativo. E oggi ci chiediamo: quale sarà il futuro di tante vertenze aperte che interessano, in gran parte, l’ambito occupazionale del nostro Territorio con le conseguenti ripercussioni nei nuclei familiari dei centinaia di posti di lavoro persi soprattutto nell’area industriale e del settore Edile?”.
Attenzione sul settore edilizio
“E’ ben noto a tutti della profonda crisi e dello stato di emergenza in cui viviamo. Con la conseguenza che se non si interverrà con tempestività, si verificherà la possibile perdita di altri posti di lavoro. Situazione di crisi che investe principalmente il settore edilizio del commercio e del turismo da troppo tempo fermi, anzi in netta recessione.
E poi ancora la chiusura di un centinaio di piccole e medie aziende soprattutto nel settore dove si registrano perdite di posti di lavoro, la burocrazia nel ritardo nei pagamenti da parte degli Enti pubblici che vanno oltre i termini previsti”.
Quali interventi significativi dei governi?
“Da parte del Governo Centrale e del Governo Regionale che ha ereditato una situazione allo sfascio in un anno di emergenze di qualsiasi natura, gli Enti Locali hanno grosse difficoltà. E tanti Comuni dichiarano il dissesto finanziario. Quei settori che oggi sono produttivi risentono della crisi generale in modo esponenziale, con un urgente intervento legislativo che aiuti questi settori, noti agli addetti ai lavori, contribuendo a sostenere l’urto della crisi. Non viene ancora oggi presa una posizione necessaria a far si che il gap, cioè il divario evidente che esiste tra la nostra Sicilia e l’Italia, venga colmato. Una differenza ancor più grave se si pensa che al Nord siano previsti investimenti”.
Il nodo infrastrutture
“Inoltre voglio porre l’accento su quanto sia grave e poco responsabile che la Regione non sia stata in grado di programmare fondi strutturali, sia per le infrastrutture sia per progetti vari, a fronte di una campagna pubblicitaria che riferiva di una ripresa economica e che si erano creati nuovi posti di lavoro. Se è pur vero che non si ha una certezza, il nostro appello alla classe politica nazionale e regionali della provincia è quello di avere maggiore interesse e urgenza nell’attivarsi per richiedere chiarimenti dovuti al mancato inserimento delle urgenti necessità, progetti e relativi finanziamenti, inoltrati dal Governo Regionale al Governo Nazionale”.
Il Recovery Fund
“Infatti non si evidenzia l’inserimento di progetti nel Recovery Fund, né altri progetti come ad esempio l’area industriale, bonifiche e risanamento ambientale: da premettere che il 75% del PIL della nostra provincia deriva dal polo petrolchimico, da anni trascurato e dimenticato”.
La scuola
“Non per ultimo perché più importante la scuola e la chiusura prolungata ha alimentato un ampio dibattito, in merito all’opportunità o meno di tale decisione, alle modalità di riapertura, al carico attribuito alle famiglie, alla difficile conciliazione tra famiglia e lavoro, alle strategie di didattica a distanza adottate dalle scuole e alle conseguenze negative, a breve e a lungo termine, sull’apprendimento e sul benessere degli studenti. Su questi ultimi aspetti si centra il presente contributo. Ci soffermeremo, sulla base dei dati a disposizione, sulle conseguenze che può aver avuto la chiusura delle scuole e dei servizi educativi ed evidenziare le categorie più a rischio.
Caso Lukoil
“A tutto ciò si aggiunge le vicenda della Lukoil, la quale riguarda non solo i dipendenti ma anche sull’indotto, ovvero quella pletora di ditte che gravitano nell’orbita della zona industriale. Con meno investimenti e meno impianti in marcia, diminuirà il ricorso a quei servizi. La verità, però, è che nessuno oggi è stato in grado di dire con certezza cosa accadrà. Di certo c’è che manca una politica industriale del governo che guarda con astio al mondo della raffinazione. Più che un asset strategico del Paese, ci trattano come un problema. Con il rischio così di dover in futuro acquistare dall’estero i prodotti raffinati. Certamente occorre un fronte unico per le inadeguatezze ad affrontare il momento contingente, in quanto prive di solidità e per tutelare il nostro territorio per una prospettiva futura per tutto il comparto della raffineria. Far gravare ulteriormente sulle spalle dei lavoratori, diretti e non, soprattutto in un territorio che sta già pagando un prezzo altissimo in termini occupazionali ed economici, le conseguenze del difficile momento, è per noi inaccettabile”.
Riteniamo utile quando sia stato comunicato dal deputato regionale Giovanni Cafeo alla Commissione Lavoro dell’Ars, per capire il piano che intenda adottare la Lukoil ed eventuali azioni da mettere in campo, per arginare quanto sia stato preannunciato dai vertici aziendali”.







