[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Riceviamo e pubblichiamo la nota di Walter Miduri, ingegnere Ambientale “][vc_column_text]La guerra in Ucraina, come è ormai stato tante volte detto, non è solo l’assurdità delle morti e delle distruzioni che pensavamo di non vedere più in Europa, ma è anche un “nodo al pettine” della storia anche in campo economico. E non solo per l’industria con le ripercussioni nel campo energetico, come si sa, ma anche in altri settori altrettanti fondamentali come l’agricoltura. Oltre che,ovviamente, in tutto ciò che con industria ed agricoltura è collegato.
Insomma la guerra, così come fu subito dopo la Seconda Guerra mondiale, ci impone una riflessione profonda, anche lacerante, per costruire ( questa volta più rapidamente) un nuovo modello di sviluppo.
E un territorio come la Sicilia, la sua gente e le sue istituzioni, le sue imprese, sono chiamate ad un cambio di passo fino a pochi mesi fa impensabile. Ma che ora è urgente e strategico. Forse anche una opportunità.
In primis la questione energetica. Il governo italiano sta correndo ai ripari con un accordo con l’Algeria per ridurre la dipendenza da gas russo. Una dipendenza che sarà ridotta di un terzo entro il 2023, secondo gli accordi fra il governo italiano e la compagnia energetica algerina Sonatrach. Non basterà ma è un inizio.
Il nostro paese ha cinque gasdotti che portano gas nel nostro territorio. E due accessi sono in Sicilia. Sicilia che avrebbe dovuto avere negli ultimi dieci anni due rigassificatori che ancora non ha. In qualche caso per scelte miopi dei territorio, come il caso del rogassificatore della Ioniogas nell’aera industriale di Siracusa. E questa è storia recente. Storia miope che ora ci sta facendo pagare un grosso prezzo, nell’industria, nel riscaldamento, nella mancata catena del freddo, nella agricoltura.
Ed anche il deposito galleggiante di GNL di Augusta, già autorizzato, non si sa ancora quando sarà realizzato. La variabile tempo stan legando le mani all’intera economia.
I versante del rigassificatori e depositi galleggianti di GNL ( gas che può venire da molte parti del mondo via nave sotto forma liquida e sotto pressione e poi rigassificato, appunto) sarebbe il versante vincente. Ma oltre ai tempi c’è l’incognita u burocrazia, come anche l’ambientalismo più miope. Occorrerebbe fare in fretta e dotare molti porti del paese di strutture di rigassificazione.
Il governo siciliano ha detto che la regione potrebbe in breve tempo essere autosufficiente energeticamente . Ottimo obiettivo. Ma come si concilia con le difficoltà poste dalla troppo “rapida” transizione energetica al polo petrolchimico di Augusta-Melilli-Priolo ? E come si può raggiungere questa autonomia se sono stati chiusi negli anni vari pozzi di petrolio e gas attorno alla Sicilia ( come anche nell’Adriatico) ?
Recentemente i sindacati siciliani hanno contestato il governo nazionale per l’emenazione di norme ( anche il cosiddetto “Pitesai”) che da un lato apre allo sfruttamento dei pozzi, dall’altro nei fatti blocca tutto. Una questione per la quale il governo regionale è stato chiamato ad intervenire.
Poi c’è il versante delle rinnovabili. Anche qui tante le contraddizioni e lentezze. Ora il PNRR potrebbe far partire il cosiddetto “Agrisolare”, cioè finanziamenti per l’installazione dei pannelli su edifici agricoli con metodologia non impattante sull’ambiente. Ma anche qui i tempi saranno lunghi per il raggiungimento della decantata “autonomia” energetica.
La Sicilia ed il mondo delle imprese, con l’aiuto delle istituzioni e di una loro nuova efficienza, sono chiamate a mettere in campo un ambizioso ed utile progetto che contribuirebbe al più grande progetto nazionale ed europeo. E cioè renderci sempre più autonomi anche nelle produzioni agricoli, ri scoprendo ed ottimizzando produzioni considerate tempo fa fuori mercato ma che la guerra ha reso attuali, come per esempio grano e cereali . Utile anche la ricerca in agruicoltura.
Nel dicembre del 2018 in sede Regione Siciliana si parò di un ambizioso piano per l’autonomia energetica tramite i fondi europei PO Fesr 2021-2027. Da raggiungere tramite una mappatura dei siti potenzialmente disponibili per le fonti alternative, lo sviluppo dell’autoproduzione, l’efficentamento energetico degli edifici, il biometano, etc.
Ancora però non si è fatto nulla, mentre l’ubricatura da “transizione energetica” veloce sta mettendo in crisi il grande polo energetico nazionale che si trova proprio in Sicilia, fra Augusta e Priolo. Un polo che andrebbe trattato con più attenzione, per non dire con i guanti, per ciò che rappresenta in termini economici e di autonomia energetica della Sicilia e del Paese.
Occorrerebbe una importante e storico tavolo di “revisione” delle’energia, della agricoltura e settori connessi in Sicilia. Senza tabù, senza posizioni politiche di rendita, e con capacità progettuale e realizzativa rapide bisognerebbe fare scelte coraggiose e finalmente determinanti: salvare il polo industriaile di Siracusa allungando i tempi della transizione e consentendo finanziamenti per le trasformazioni necessarie, rilanciare le infrastrutture agricole, le aziende e il settore del made in Sicily, guardare a tutto il mondo per gli approvvigionamenti, rivedere, con le opportune garanzie ambientali e di sicurezza, la possibilità di sfruttamento del fondali marini attorno alla Sicilia dove l’energia c’è.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]












