Incendio Fontanarossa, gli interventi di Confcommercio Siracusa e Noi Albergatori

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Piscitello: “Responsabilità da accertare ed azioni da mettere in campo per salvare il brand Sicilia”

“Tutti cercano di attribuire a qualcuno le responsabilità della grave situazione dell’aeroporto di Catania dove un banale cortocircuito, a quanto pare, causato da una stampante, ha determinato il disastro del sistema dei trasporti in tutta la Sicilia e una rilevante flessione del numero dei i turisti in un momento che doveva essere invece di straordinaria espansione. Ma la competenza sull’accertamento di responsabilità così gravi non può che essere della magistratura che, possibilmente in tempi brevi, dovrà valutare il rispetto delle norme relative a impianti antincendio, sistemi di allarme, materiali usati, sistemi di evacuazione, e soprattutto piani di emergenza per il dopo incidente.”

Lo dichiara Elio Piscitello, presidente di Confcommercio Siracusa.

“Non vi è dubbio – continua Piscitello – che vi siano dei responsabili di quanto accaduto e che non sia possibile assegnare il tutto al destino cinico e baro.
Ma in questa fase alle istituzioni, alle associazioni di categoria e alle forze sociali e politiche necessita lavorare alla soluzione dei gravissimi problemi che si sono determinati.
In gioco non è più solo la stagione turistica e le disdette che piovono ormai da giorni sui nostri operatori. In gioco è la reputazione della nostra regione nell’essere capace di accogliere il turismo internazionale.
Se non superiamo in fretta questo momento di crisi, rischiamo di perdere del tutto la nostra credibilità e di cedere definitivamente quote importanti dei flussi turistici a favore di altre mete, più organizzate e spesso meno costose delle nostre.
Molte sono le cose da fare, ma quattro mi sembrano davvero prioritarie:
1) Il governo Meloni dichiari subito che la riapertura totale dell’aeroporto di Catania è una priorità nazionale e che verranno realizzati tutti gli sforzi economici e organizzativi perché questo avvenga al più presto, anche prevedendo forme d’indennizzo per gli operatori economici e i turisti che hanno subito danni;
2) Si renda pubblico il giorno in cui l’aeroporto riaprirà nel pieno della sua funzionalità e si rispetti poi la data;
3) Si istituisca un data center unico ed efficiente per garantire tutte le informazioni agli utenti fino alla normalizzazione della situazione;
4) E soprattutto, si lanci una grande campagna pubblicitaria per il turismo in Sicilia con agevolazioni e contributi sui trasporti e sulle sistemazioni alberghiere a carico di Regione Siciliana e Stato.”

“Questo – conclude Piscitello dovrebbero fare un Paese e una Regione efficienti che considerano il turista come una ricchezza, un bene prezioso, un ospite d’accogliere con gentilezza e professionalità.”

Rosano: “Una Sicilia di cartapesta quella offerta ai turisti in occasione dell’incendio di Fontanarossa mentre le Frecce tricolori sfrecciano nell’area dell’aeroporto di Comiso”

“Doveva essere, e chissà se lo sarà ancora, un anno record per il turismo siciliano ed è bastato l’incendio all’aeroporto di Catania per rimettere tutto in discussione e fare emergere tutta la fragilità della nostra Isola, pretestuosa di divenire prestigiosa e attrattiva meta turistica.”

È ancora presto per catalogare la rovinosa immagine negativa e la disastrosa reputazione che la Sicilia sta veicolando a livello internazionale a causa dei numerosi disagi sofferti dai viaggiatori per non aver saputo affrontare con la dovuta urgenza l’emergenza incendio, offrendo ai viaggiatori ammassati in ogni dove una raffigurazione da terzo mondo.

Disagi patiti anche dai siciliani ma, come sempre avviene in questi contesti, noi isolani con innato istinto, dopo esserci lagnati sottovoce, siamo pronti a sottometterci e a rassegnarci a qualsiasi evenienza. Anzi facciamo festa, dando vita, nell’area dell’aeroporto di Comiso, all’esibizione delle Frecce tricolori. Proprio in quell’aeroporto che, in codesta occasione, sarebbe stato di grande utilità per affrontare la crisi e che invece non sappiamo, a tutt’oggi, se identificarlo come un vero scalo oppure per quello che è: meta di diportisti.  A Comiso, in questi giorni, sono venute a galla le carenze gestionali affidate alla Sac, gestore dell’aeroporto di Catania che, tenendolo sotto scopa, non ha nessun interesse a incrementare decolli e atterraggi per le diverse destinazioni italiane e internazionali.

L’aspetto strabiliante è la totale assenza di comunicazione e l’incapacità di soluzioni che si sarebbero dovute assumere con rapidità. E invece sono stati proposti sconcertanti rimedi, quali gli scali di Palermo (a tempo determinato) e Trapani, su cui il Governo regionale ha messo a disposizione (insufficienti) pullman e treni (pensa, pensa, gratuiti), senza considerare che, in treno, per raggiungere Catania ci voglio da 10/11 ore e in pullman 4/5 ore: un’insalata di maldestri antidoti. Latitanti gli assessore regionale al Turismo e alle Infrastrutture e Mobilità che avrebbero dovuto scendere in campo – da subito – per fronteggiare la situazione di caos nel disastrato aeroporto di Catania per garantire adeguata assistenza ai numerosi viaggiatori furiosi per la cattiva gestione degli arrivi e partenze. Sarebbe bastato istituire prontamente un desk informazioni sul calvario dei voli in arrivo e in partenza.

In queste situazioni carsiche che affiorano sistematicamente in Sicilia, ancora non è dato sapere quando lo scalo di Catania riprenderà la piena attività. L’unica certezza, al momento, sono le numerose cancellazioni di prenotazioni che albergatori, assieme al comparto turistico siciliano, stanno subendo, registrando una notevole perdita di ricavi per i mancati arrivi dei viaggiatori. Tanto che si sta già pensando a un’istanza di risarcimento dei danni provocati.

Un’altra certezza è che la nostra Sicilia a livello di infrastrutture ferroviarie, stradali e autostradali è ancora all’età della pietra e nessuna speranza all’orizzonte potrà far mutare l’attuale andazzo.

L’avventatezza scivolata dalla bocca del ministro Musumeci, ex governatore della Sicilia, il quale propone di deliberare una regia unica per la gestione degli aeroporti siciliani, è una vera follia. Una proposta tutta dal sapore “politico”. Sarebbe utile ricordare a Musumeci che la giusta soluzione è quella di mettere in concorrenza gli aeroporti siciliani al fine di sfidarsi per accaparrarsi il meglio del transito aereo da e per la Sicilia e non certamente distinguersi nell’appiattimento per come proposto.

L’alternativa? Data la persistente incapacità dimostrata, vendere a privati la gestione di tutti gli aeroporti siciliani. Solo così, come avvenuto con successo a Napoli Capodichino, gestito da una società inglese che ha stravolto in positivo la gestione aeroportuale, si potranno soddisfare aspettative ed esigenze dei viaggiatori.

Ma questa gestione non piacerà di sicuro ai politici nostrani, i quali non avrebbero più la possibilità di inzuppare la brioche dentro al cappuccino.”

Così Pippo Rosano, presidente di Noi Albergatori Siracusa.

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