Il parlamentare Dc all’Ars denuncia il ritardo nell’erogazione dei 5 milioni di euro stanziati dalla Regione per gli specializzandi delle professioni sanitarie non mediche
Cinque milioni di euro stanziati dalla Regione per le borse di studio destinate agli specializzandi delle professioni sanitarie non mediche restano bloccati. A denunciarlo è il parlamentare regionale della Dc Ignazio Abbate, primo firmatario e relatore dell’articolo 46 della manovra finanziaria regionale, che punta il dito contro le università di Palermo, Catania e Messina, accusate di non aver trasmesso in tempo i dati necessari all’erogazione delle risorse.
La norma, approvata dalla Regione, ha reso la Sicilia la prima e unica realtà italiana ad aver riconosciuto dignità economica agli specializzandi di area non medica: biologi, chimici, farmacisti, fisici, veterinari e odontoiatri, figure che Abbate, che è anche presidente della Prima Commissione Affari Istituzionali all’Ars, ritiene determinanti per il futuro degli ospedali pubblici. I fondi, pari a cinque milioni di euro annui, sono stati approvati e stanziati, ma l’erogazione resta ferma per l’assenza della documentazione richiesta agli atenei.
“Assistiamo ancora una volta a un paradosso tutto burocratico che ha del clamoroso”, dichiara l’esponente della Dc, sottolineando come la Regione abbia fatto la propria parte mentre le università, quasi alla fine dell’anno accademico, non riescono ancora a fornire all’assessorato regionale all’Istruzione il numero esatto dei frequentanti e la relativa documentazione.
La vicenda si trascina da mesi, tra ritardi e solleciti da parte degli uffici regionali guidati dal dirigente generale Vincenzo Cusimano. Secondo il presidente della I commissione Affari istituzionali, già nei mesi scorsi erano state registrate difficoltà simili, con diffide e termini che non hanno portato ai risultati sperati. Le università, spiega Abbate, continuano a rappresentare un ostacolo che impedisce al Dipartimento dell’Istruzione di emanare i decreti necessari e di procedere al pagamento delle somme dovute.
Abbate, nel suo intervento, richiama l’attenzione sul rischio che questa situazione comporta per centinaia di giovani professionisti siciliani, ricordando come i discorsi sulla necessità di trattenere i talenti in Sicilia perdano di senso quando, di fronte a un sostegno economico già approvato e finanziato, sono proprio gli atenei a rallentarne l’attuazione. E rinnova il proprio appello ai rettori di Palermo, Catania e Messina, chiedendo la trasmissione immediata dei dati corretti agli uffici competenti, e si rivolge anche agli ordini professionali interessati, invitandoli a sostenere pubblicamente i propri iscritti nella vicenda.












