L’escalation in Medio Oriente spaventa i mercati. I Guardiani della Rivoluzione annunciano attacchi agli oleodotti nello Stretto di Hormuz. Gli analisti: “A 120 dollari rischio recessione globale”
L’escalation militare in Medio Oriente, con lo scontro aperto tra Israele, Stati Uniti e Iran, rischia di trasformarsi rapidamente in una tempesta economica perfetta. Gli effetti si fanno già sentire sui portafogli degli italiani: Staffetta Quotidiana rileva un deciso rialzo dei prezzi dei carburanti, mentre Assium (l’associazione degli esperti dell’energia) lancia l’allarme per le imminenti stangate sulle bollette di luce e gas.
Ma il vero incubo per l’economia globale arriva dalle minacce dirette di Teheran sul blocco delle forniture di greggio.
Le dichiarazioni più pesanti arrivano dal generale dei Guardiani della Rivoluzione, Sardar Jabbari. Secondo i media della Repubblica islamica, l’alto ufficiale ha tracciato uno scenario apocalittico per i mercati energetici:
“Il prezzo del petrolio raggiungerà i 200 dollari nei prossimi giorni”.
Una previsione che si poggia sulla minaccia di un blocco totale e violento delle rotte commerciali: “Attaccheremo anche gli oleodotti e non permetteremo che una sola goccia di petrolio esca dalla regione – ha tuonato Jabbari –. Bruceremo ogni nave che tenterà di passare attraverso lo Stretto di Hormuz. Ora il prezzo del petrolio ha superato gli 80 dollari e presto raggiungerà i 200 dollari”.
Se la propaganda militare alza i toni, gli analisti economici cercano di calcolare il reale impatto dell’acuirsi della crisi. Michaël Lok, group CIO e co-CEO asset management di Ubp, delinea tre possibili scenari:
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Scenario gestibile: “Se i prezzi del petrolio rimangono intorno agli 80 dollari al barile per un breve periodo di tempo, l’impatto sull’attività globale e sull’inflazione dovrebbe rimanere limitato e gestibile”.
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Scenario negativo: “Se il petrolio raggiunge i 100 dollari al barile, l’impatto sull’attività dovrebbe diventare più negativo, con un potenziale calo di quasi 0,5 punti percentuali della crescita globale e un possibile aumento di circa 2 punti percentuali dell’inflazione”.
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Scenario recessione: Nel caso in cui si concretizzassero le minacce di Jabbari con una “chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz”, il greggio “potrebbe raggiungere i 120 dollari al barile, il che potrebbe danneggiare gravemente la crescita attuale e potenzialmente spingere l’attività economica verso la recessione”.







