Aggiornato al 20/06/2026 - 09:38
siracusapress.it
Sperimentazione

Pachino, Rest Coast, il progetto europeo per ripristinare la costa di Granelli con la posidonia

siracusapress.it

condividi news

Finanziato da Horizon 2020 e coordinato da un consorzio di 37 partner internazionali, il programma di restauro costiero sceglie i fondali di Pachino come sito pilota nel Mediterraneo

C’è un tratto di mare davanti a Granelli, sulla costa di Pachino, dove la posidonia oceanica ha progressivamente ceduto il posto a distese di sabbia e matte morte. È qui che l’Università di Catania, nell’ambito del progetto europeo Rest Coast, ha scelto di condurre uno degli esperimenti di restauro costiero più ambiziosi mai tentati in Sicilia: riportare la pianta marina nel suo habitat naturale per restituire al fondale le funzioni ecologiche perdute e ridurre la vulnerabilità della costa agli eventi estremi.

Rest Coast è l’acronimo di Large scale RESToration of COASTal ecosystems through rivers to sea connectivity, un programma finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di Horizon 2020, il più grande fondo europeo per la ricerca e l’innovazione. Il progetto è coordinato dall’Universitat Politècnica de Catalunya e vede la partecipazione di 37 partner tra università, centri di ricerca e organismi internazionali di gestione ambientale come Deltares, IUCN e Global Climate Forum. La sua ambizione è dimostrare, attraverso nove siti pilota distribuiti lungo le coste europee — dal Baltico all’Atlantico, dal Mare del Nord al Mediterraneo — che gli interventi di restauro degli ecosistemi costieri possono essere una risposta concreta e sostenibile ai cambiamenti climatici.

L’area in questione è il complesso dei Pantani Cuba-Longarini, esteso 350 ettari tra Pachino e Ispica, riconosciuto a livello internazionale come zona Ramsar e incluso nella rete Natura 2000 per l’eccezionale valore naturalistico e per il ruolo cruciale che svolge lungo le rotte migratorie del Mediterraneo centrale. Il problema che Rest Coast vuole affrontare qui è ben preciso: contrada Granelli, costruita negli anni Settanta direttamente sulla fascia dunale, ha interrotto la connessione idraulica naturale tra le lagune e il mare, riducendo l’apporto di sedimenti alla spiaggia e rendendo l’intera area più esposta alle mareggiate. I modelli idraulici elaborati dai ricercatori dell’ateneo catanese mostrano che questa condizione, già critica, è destinata a peggiorare con l’innalzamento del livello del mare previsto dagli scenari climatici futuri.

La risposta individuata dal gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Rosaria Ester Musumeci non è una barriera artificiale né un’opera di difesa tradizionale, ma il ripristino di quello che c’era prima: la prateria di posidonia oceanica. Le simulazioni condotte nell’ambito del progetto indicano che un reimpianto esteso della pianta marina davanti a Granelli potrebbe attenuare significativamente l’energia delle onde e ridurre fino al 54% le superfici allagate durante eventi di mareggiata intensa, sia nelle condizioni attuali che in quelle previste dai modelli climatici futuri.

L’intervento concreto prevede il posizionamento di 150 moduli metallici su un’area di 300 metri quadrati di fondale, a una profondità tra sei e dieci metri. Su ciascun modulo verranno ancorate le talee di posidonia, prelevate da una prateria donatrice a Portopalo classificata in ottima salute dall’ Arpa Sicilia, con un tasso di prelievo ampiamente al di sotto dell’1% della densità disponibile, tale da non arrecare alcun danno all’ecosistema di origine. I moduli sono stati progettati anche per favorire l’insediamento spontaneo di altre specie bentoniche e algali, contribuendo a ricreare un mosaico di vita marina più ricco e resiliente.

Per avviare l’intervento, l’Università di Catania ha presentato alla Regione Siciliana una istanza di valutazione di incidenza ambientale, obbligatoria perché l’area ricade interamente nella Zona Speciale di Conservazione “Area Marina di Capo Passero” e interessa indirettamente altri due siti protetti della rete Natura 2000.

Una volta ottenuto il via libera regionale, le operazioni di reimpianto saranno condotte da personale subacqueo specializzato. Il monitoraggio delle talee è già pianificato con cadenze precise: subito dopo il reimpianto, a sei mesi, a un anno e a due anni, attraverso osservazioni non distruttive su 30 griglie numerate distribuite nell’area di intervento. I dati raccolti serviranno a valutare l’attecchimento, la crescita e la ricostituzione progressiva dell’ecosistema, contribuendo alla base scientifica che Rest Coast intende mettere a disposizione di chi, in futuro, dovrà progettare risposte ai cambiamenti climatici lungo le coste del Mediterraneo.

Primo Piano

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni