Accolto il riesame di Giovanni Di Lorenzo: l’Ufficio Trasparenza della Regione ordina l’ostensione dei documenti entro 10 giorni. Il presidente di Dracma chiede ispezioni e procedimenti disciplinari
Braccio di ferro sulla trasparenza al Parco Archeologico di Siracusa, con un punto a favore segnato dall’Associazione DRACMA. L’Ufficio del Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza (RPCT) della Regione Siciliana ha dato ragione a Giovanni Di Lorenzo, Presidente dell’associazione.
Al centro della contesa c’era il diniego, da parte del Direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, all’ostensione documentale di alcuni atti endoprocedimentali. Tali documenti riguardavano il procedimento amministrativo relativo a un bando di gara, prima ritirato in autotutela dopo cinque pesanti rilievi dell’ANAC, e poi ripresentato in data 31 ottobre.
La Regione accoglie il ricorso: “Motivazione non esaustiva”
L’Ufficio del RPCT per la Regione Siciliana ha accolto totalmente il riesame chiesto da Di Lorenzo, stigmatizzando l’azione amministrativa del Direttore del Parco, in particolare sulla mancata individuazione degli atti da mostrare.
Nel provvedimento si legge: “…Preso atto che detta motivazione, a supporto del diniego espresso, risulta non esaustiva in quanto non viene indicato chiaramente quale interesse pubblico […] viene pregiudicato dall’ostensione del documento in ordine al quale si manifesta interesse”.
Il dispositivo dell’Ufficio regionale è perentorio: “DISPONE che il Direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, entro il termine di 10 gg dal ricevimento del presente provvedimento, provveda ad individuare, per gli atti endoprocedimentali relativi alla procedura di ritiro in autotutela del bando, le specifiche ragioni che hanno determinato la limitazione dell’esercizio del diritto di accesso. Non è sufficiente, infatti, richiamare legittime esigenze di tutela di interessi pubblici per giustificare il diniego”.
In sostanza, il Direttore dovrà comunicare le risultanze o, in assenza di un pregiudizio concreto esplicitato, “provvederà a rilasciare gli eventuali documenti endoprocedimentali”.
Di Lorenzo: “Perché nascondere atti pubblici?”
Soddisfatto ma combattivo Giovanni Di Lorenzo: “Siamo contenti che Il Dirigente dell’Ufficio RPCT di Palermo abbia accolto totalmente le nostre tesi ed abbia criticato il comportamento di chi non voleva esibire atti che prevedono, comunque, l’impiego di denaro pubblico. Qual è, mi chiedo, il motivo di “nascondere” atti importanti, senza i quali non si comprenderebbe il motivo dell’intervento, tranchant, di ANAC? Forse c’è qualcuno che ha qualcosa da nascondere?”.
Chiesti procedimenti disciplinari
La vicenda non finisce qui. Di Lorenzo annuncia di aver alzato il tiro, chiedendo sanzioni.
“Per fortuna il provvedimento dispone l’ostensione documentale in via coattiva, ma da Ottobre arriviamo a fine Dicembre, per un comportamento errato e superficiale nell’interpretazione dell’importante strumento legislativo sull’accesso civico. Per questo ho già scritto all’ANAC ed al Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, chiedendo formalmente procedimento disciplinare per gli interessati, ed ispezioni sugli atti e sulla corretta applicazione della Legge sulla trasparenza”.
“Esistono, a mio avviso – conclude il presidente di Dracma – fatti gravi e meritevoli di analisi approfondite, sotto lenti d’ingrandimento ad alta magnificazione. Il dovere esibire coattivamente gli atti richiesti è – senz’altro – il primo passo che ci restituisce la forza e la voglia di non fermarci e continuare in una necessaria operazione di chiarezza su quanto accade al Parco da ormai troppo tempo”.




