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Parco degli Iblei, il “coro” delle voci contrarie chiede una revisione della perimetrazione

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Sindaci, politica, CNA e mondo venatorio bocciano la perimetrazione imposta dal Tar: «Un impianto che ignora le imprese, non si può calare un’area protetta dall’alto»

Un impianto burocratico rigido, giudicato lontano dalle reali esigenze del tessuto produttivo e ritenuto potenzialmente distruttivo per l’economia montana del Sud-Est siciliano. La recente sentenza del Tar di Catania, che impone alla Regione Siciliana un termine perentorio di 180 giorni per l’istituzione definitiva del Parco degli Iblei – pena il commissariamento forzato –, ha sollevato un coro unanime di proteste e forti preoccupazioni tra le associazioni di categoria e gli amministratori locali.

Dopo l’On. Carlo Auteri, è la CNA di Siracusa che contesta non il principio della tutela ambientale, bensì le modalità di attuazione e i confini territoriali del progetto. Secondo i vertici degli artigiani, l’attuale piano vincolistico rischia di produrre un danno insostenibile sotto il profilo economico, sociale e identitario per decine di comunità.

L’associazione datoriale aretusea ricorda come, fin dal 2021, la rete delle organizzazioni di categoria abbia denunciato la totale mancanza di una reale concertazione con le imprese e i Comuni direttamente interessati dai vincoli.

Le criticità strutturali sollevate dalla CNA siracusana:

  • Burocrazia soffocante: il rischio concreto di un Parco privo di norme di attuazione chiare, che si tradurrebbe in un freno per l’edilizia, l’artigianato e l’indotto dei 35 Comuni coinvolti;

  • Proposte cestinate: il totale disinteresse per la proposta alternativa “reticolare” avanzata dall’Unione Valle degli Iblei e condivisa dalla Camera di Commercio, che tutelava l’agricoltura d’eccellenza e la zootecnia;

  • Assenza di ristori: la mancanza di misure compensative certe e di incentivi allo sviluppo per gli operatori economici che vivono e lavorano all’interno del perimetro protetto.

«Da anni denunciamo i limiti di un impianto che ignora le esigenze produttive – dichiara la presidente di CNA Siracusa, Rosanna Magnano –. Una sentenza del Tar non può sostituire un percorso di concertazione. Continueremo a far sentire la voce delle micro e piccole imprese in tutte le sedi, perché l’ambiente e il lavoro possono camminare insieme, a patto che si scelga la strada del confronto».

Sulla stessa linea di forte contrapposizione istituzionale si schiera il sindaco di Buccheri, Alessandro Caiazzo. Il borgo montano, infatti, rischia di vedere inserito all’interno dei vincoli del Parco degli Iblei il 100% del proprio territorio comunale, una condizione che paralizzerebbe qualsiasi futura programmazione urbanistica o infrastrutturale.

Secondo il primo cittadino, quanto sta accadendo nel comprensorio indica chiaramente che l’intero progetto va rivisto in chiave moderna. Per Caiazzo, un amministratore serio ha il dovere di guardare lontano, affrontando i problemi reali attuali della montagna ed evitando di creare vincoli anacronistici che accelererebbero lo spopolamento delle aree interne.

Accanto alle imprese e ai sindaci, si registra la dura presa di posizione del mondo venatorio. Marisa Calafiura, presidente regionale dell’associazione Caccia Libera, parla apertamente di un palese paradosso tutto siciliano.

Da un lato, infatti, si usa la giustizia amministrativa per blindare un’area vastissima che ingloba tre diverse province (Siracusa, Ragusa e Catania), azzerando l’attività venatoria. Dall’altro, i sindaci del territorio – come quello di Palazzolo Acreide – invocano con urgenza lo stato di emergenza regionale per contrastare la proliferazione incontrollata dei cinghiali e degli ungulati che devastano i campi.

Chissà se queste prese di posizione contrarie smorzeranno in parte l’entusiasmo delle associazioni ambientaliste.

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