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Pesca di frodo nella Baia di Santa Panagia, blitz all’alba: sequestrate maxi-reti e multe per oltre 10mila euro

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Sorprese tre imbarcazioni da diporto intente a pescare con attrezzi non consentiti in una zona severamente interdetta. Oltre alle salatissime sanzioni, è scattato il sequestro di un natante senza assicurazione

Tolleranza zero contro i “predoni” del mare e chi attenta al delicato ecosistema costiero. Nelle prime ore di ieri, un’imponente operazione congiunta ha permesso di sventare una vasta attività di pesca di frodo all’interno della Baia di Santa Panagia, un’area marittima in cui vige un rigoroso e assoluto divieto.

Il blitz è stato condotto dagli uomini della Capitaneria di Porto di Siracusa, in stretta sinergia con la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza, confermando l’impegno costante delle forze dell’ordine a tutela del mare siracusano e delle aree protette (come il Plemmirio e la stessa baia nord).

L’operazione è scattata alle prime luci dell’alba. Il battello veloce GC B149 della Guardia Costiera, supportato via terra dal personale militare e dalle Fiamme Gialle, ha intercettato tre unità da diporto. A bordo vi erano dei “pescatori ricreativi” intenti a calare attrezzi assolutamente non consentiti per quel tipo di attività amatoriale, operando per giunta all’interno di una zona off-limits.

Il bilancio dei controlli è stato pesantissimo e ha portato a sanzioni esemplari:

  • Sono state elevate complessivamente 7 sanzioni amministrative, per un importo totale record di 10.349 euro.

  • Le violazioni contestate vanno dalla pesca in zone vietate all’utilizzo di attrezzi illegali per i diportisti (come le reti da posta).

  • È scattato inoltre il sequestro di un natante, risultato completamente sprovvisto della necessaria copertura assicurativa per la navigazione.

L’impatto ambientale sventato dai militari è notevole. Gli attrezzi da pesca illecitamente calati in mare, costituiti da tre lunghe reti da posta che misuravano complessivamente circa 750 metri, sono stati immediatamente recuperati dalle acque e sottoposti a sequestro.

Nelle maglie delle reti erano già finiti circa 14 chili di prodotto ittico vario. Il pescato è stato subito ispezionato dai medici veterinari dell’ASP competente che, dopo le analisi di rito, lo hanno giudicato non idoneo al consumo umano, disponendone l’immediato avvio allo smaltimento e alla distruzione per tutelare la salute pubblica.

A margine dell’operazione, la Guardia Costiera ha colto l’occasione per ribadire con fermezza le rigide regole in vigore in quel tratto di costa aretuseo, norme pensate per salvaguardare sia l’ambiente marino che la sicurezza generale.

La zona di mare in questione, ricompresa esattamente tra “Punta Magnisi” e “Capo Santa Panagia”, è severamente interdetta all’esercizio di qualsiasi attività di pesca. Il divieto assoluto vale per le operazioni da terra e da mare, per la pesca professionale, per quella ricreativa/sportiva e per tutte le attività subacquee.

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