I consiglieri Cavallaro e Romano denunciano le criticità strutturali del rendiconto a Siracusa: “Un bilancio può essere formalmente corretto, ma non per questo pienamente efficace”
Una bocciatura netta, numeri alla mano, prima ancora dell’approdo in aula. In vista della seduta consiliare sul Rendiconto 2025, il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, rappresentato da Paolo Cavallaro e Paolo Romano, accende i riflettori sulle criticità dei conti del Comune di Siracusa e annuncia il proprio voto contrario.
Secondo gli esponenti dell’opposizione, il documento contabile – che rappresenta la cartina al tornasole della capacità di governo di un’amministrazione – non mostra alcun cambio di passo strutturale, ma evidenzia piuttosto una gestione che si regge su “crediti incerti, rinvii e criticità non risolte”.
Il nodo principale individuato da FdI resta la cronica incapacità di riscossione dell’ente. Il quadro diventa drammatico guardando alle entrate tributarie, con un focus specifico sulla tassa sui rifiuti (TARI). Negli ultimi anni, si sfiorano i 50 milioni di euro non riscossi, con un trend in costante e preoccupante aumento:
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Circa 7,8 milioni nel 2020
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7,9 milioni nel 2021
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Quasi 10 milioni nel 2022
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Oltre 10,6 milioni nel 2023
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Più di 11,4 milioni nel 2024
A questa voragine si sommano i residui IMU, per importi superiori ai 5 milioni annui. I consiglieri sottolineano un dato emblematico: solo nel quadriennio compreso tra il 2015 e il 2018, risultano ancora da incassare oltre 21 milioni di euro. “Il problema non è quanto si chiede ai cittadini, ma quanto si riesce realmente a far pagare a tutti”, incalzano Cavallaro e Romano.
La fragilità economica dell’ente si riflette anche nei macro-dati del bilancio. Il Comune vanta sulla carta oltre 212 milioni di crediti da incassare, ma è costretto ad accantonare ben 154 milioni nel fondo crediti di dubbia esigibilità. “È lo stesso ente a riconoscere che una quota significativa di queste somme è incerta e potrebbe non essere recuperata”, fa notare Fratelli d’Italia.
Il Rendiconto 2025, inoltre, chiude con un disavanzo di oltre 5,5 milioni di euro, gestito attraverso un lungo piano di rientro che peserà sulle casse comunali fino al 2044. Dal punto di vista economico-patrimoniale, a fronte di un utile di circa 566 mila euro, si registra una riserva negativa di quasi 96 milioni, ulteriore conferma di una fragilità strutturale.
Un’altra forte criticità sollevata riguarda l’attuazione della spesa. Il documento contabile evidenzia oltre 34 milioni di entrate rinviate e oltre 62 milioni di spese spostate agli anni successivi. Per FdI non si tratta di un episodio isolato, ma di una prassi gestionale che mira a “rinviare nel tempo ciò che non si riesce a realizzare”.
A gravare sul futuro ci sono anche i rischi legali: si stimano oltre 20 milioni di passività potenziali legate ai contenziosi. Non a caso, nel solo 2025, il Comune ha dovuto accantonare circa 15 milioni di euro per far fronte a possibili debiti futuri derivanti da cause legali, adeguamenti contrattuali e criticità legate al PNRR.
L’analisi del gruppo consiliare si chiude con una distinzione netta tra la regolarità dei numeri e la qualità dell’azione politica.
“Pur riconoscendo la regolarità formale dei conti e il rispetto dei tempi di pagamento, il tema centrale resta quello dell’efficacia amministrativa – concludono Cavallaro e Romano –. Un bilancio può essere formalmente corretto, ma non per questo pienamente efficace. I numeri migliorano, ma la struttura resta fragile. Per queste ragioni, anticipiamo sin da ora il nostro voto contrario”.







