I funzionari del centro campano hanno deciso di considerare nulla l’operazione “gemella” che Tekra ha fatto anche a Siracusa; le motivazioni in una determina dirigenziale del 26 gennaio scorso
Come ormai noto – e sarà oggetto della seduta di Consiglio Comunale di oggi – la Tekra, attuale gestore del servizio di igiene urbana sia a Siracusa sia ad Aversa, ha recentemente comunicato l’intenzione di effettuare un “affitto di ramo d’azienda” a favore della società RIS.AM. S.r.l., che dovrebbe subentrare nel contratto a partire dal 1° febbraio 2026.
La stessa operazione è stata proposta per Aversa, ma mentre qui si attende ancora una presa di posizione ufficiale, il comune campano ha giocato d’anticipo e, con un documento datato 26 gennaio 2026, ha risposto con un secco “inammissibilità del subentro contrattuale”.
La determinazione dirigenziale del Comune di Aversa, firmata dai responsabili dell’Area Urbanistica e Ambiente, è nei fatti un atto d’accusa che smonta punto per punto l’affidabilità dell’operazione. Le criticità sollevate non sono formalismi, ma toccano la sostanza della capacità operativa e legale della società subentrante.
Ecco cosa ha rilevato il Comune di Aversa, in passaggi che sembrano dare ragione alle perplessità sollevate nelle scorse settimane da esponenti politici e da alcuni comitati cittadini siracusani:
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Niente White List: Il punto forse più allarmante riguarda l’antimafia. Il documento evidenzia che “non si rileva in capo alla RIS.AM. S.R.L. l’iscrizione (ovvero domanda di iscrizione) in WHITE LIST presso la Prefettura”. Un requisito fondamentale, dato che si tratta di “attività a maggior rischio di infiltrazione mafiosa”.
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Codici errati e qualifiche dubbie: Sembra incredibile, ma dalle verifiche emerge che la società subentrante risulterebbe iscritta con un Codice Ateco (82.1) che identifica “Attività amministrative e di supporto per le funzioni di ufficio”, ben lontano dalla gestione complessa dei rifiuti.
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Mancanza di Certificazioni: Aversa segnala che la nuova società non possiede le iscrizioni adeguate all’Albo dei Gestori Ambientali per le categorie necessarie al servizio, né le certificazioni di qualità (ISO 9001, ISO 14001) richieste dal bando originale.
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Dubbi sulla solidità finanziaria: Non sono stati rilevati “i requisiti di capacità economica e finanziaria”. La società non avrebbe dimostrato di possedere i mezzi (fatturato, patrimonio netto) per garantire la gestione del servizio e, aspetto cruciale per i lavoratori, “la propria capacità di adempimento degli oneri retributivi e contributivi”.
Ma le tegole non cadono solo sulla “nuova” arrivata. Il documento di Aversa punta il dito anche contro la stessa Tekra (cedente). Dagli accertamenti, infatti, sono risultate “inadempienze contributive in capo alla TEK.R.A. S.R.L.”, come certificato da un documento dell’Agenzia delle Entrate.
La conclusione dell’ente campano è lapidaria: “il contratto di affitto di ramo di azienda è da ritenersi nullo nei confronti della scrivente Stazione Appaltante“.
Questa decisione crea un precedente di cui non è possibile non tenere conto. Le criticità sollevate da Aversa – specialmente quelle riguardanti la White List, le certificazioni ambientali e la capacità finanziaria – sono oggettive e non legate al territorio. Se la RIS.AM. S.r.l. non ha i requisiti in Campania, difficilmente potrà averli in Sicilia per gestire un appalto complesso come quello di Siracusa.
I comitati cittadini e parti della politica, che avevano già espresso timori su questa “staffetta” improvvisa, trovano oggi una sponda istituzionale inaspettata. La palla passa ora all’amministrazione aretusea, per provare a sciogliere uno dei nodi più complicati degli ultimi anni.







