La provincia non presenta la domanda per lo strumento nazionale SFNIISSI. Il deputato di Fratelli d’Italia: “Se si è persa un’occasione simile, chi ha responsabilità ha il dovere di chiarire pubblicamente”
Un bando nazionale da 1 miliardo di euro per rafforzare le infrastrutture idriche, ridurre le perdite di rete, migliorare la sicurezza delle opere e digitalizzare il servizio. Una misura messa a disposizione dal Governo per sostenere gli investimenti nel settore idrico, con una quota significativa destinata al Mezzogiorno e quindi anche alla Sicilia. Una provincia, quella di Siracusa, che da anni convive con reti da ammodernare, dispersioni idriche, criticità infrastrutturali e necessità urgenti di investimenti. Eppure, dalle verifiche effettuate, il territorio provinciale non risulta aver partecipato al bando nazionale SFNIISSI, lo Strumento Finanziario Nazionale per gli Investimenti Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico.
“È un fatto che merita chiarimenti immediati – dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Luca Cannata -. Il Governo ha aperto una finestra concreta per sostenere investimenti strategici nel settore idrico. Quando vengono messe a disposizione risorse per migliorare le reti, ridurre le perdite, aumentare l’efficienza e modernizzare le infrastrutture, un territorio come quello siracusano deve essere pronto a cogliere ogni opportunità”.
Il bando è stato pubblicato il 30 aprile 2026. Le domande potevano essere presentate dal 6 maggio e la scadenza, inizialmente fissata al 28 maggio, è stata prorogata fino all’8 giugno 2026. Alla data di scadenza, Aretusacque risultava già formalmente costituita e aveva già sottoscritto la convenzione con l’ATI Siracusa per la gestione del servizio idrico integrato provinciale.
“Per questo la questione non riguarda soltanto Aretusacque – prosegue Cannata – Occorre capire quale attività sia stata svolta dall’ATI Idrico di Siracusa, dalla sua struttura tecnica, dai soggetti responsabili della programmazione e da tutti gli organismi che hanno il compito di pianificare e accompagnare gli investimenti nel servizio idrico provinciale. La domanda che i cittadini si pongono è semplice: questa opportunità è stata valutata fino in fondo? Sono stati individuati interventi candidabili? Esistevano progetti con i requisiti richiesti? Sono state compiute tutte le verifiche necessarie per consentire al territorio di partecipare?”. Cannata richiama anche il ruolo degli organismi di controllo e indirizzo della nuova società: “È altrettanto legittimo chiedersi quale attività abbia svolto il Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque, insediato ormai da circa un anno e chiamato proprio a vigilare sull’andamento della società e sulle sue scelte strategiche. È giusto capire quali iniziative siano state assunte rispetto alle opportunità di finanziamento disponibili e quali verifiche siano state effettuate nell’interesse del territorio”.
La misura nazionale riguardava interventi per l’efficienza della risorsa idrica, la sicurezza delle infrastrutture, la resilienza delle opere, la riduzione delle perdite e la digitalizzazione delle reti. Temi che interessano direttamente la provincia di Siracusa e che incidono concretamente sulla qualità del servizio e sui costi sostenuti da cittadini, famiglie, imprese e Comuni.
“Quando denunciammo le modalità con cui venne costituito il Consiglio di Sorveglianza, evidenziando come non rappresentasse in modo equilibrato l’intero territorio provinciale, non lo facemmo per una polemica politica – ricorda il parlamentare -. Lo facemmo perché riteniamo che gli organismi di governance debbano garantire rappresentanza, controllo e capacità di indirizzo nell’interesse di tutti i Comuni della provincia”. Il tema, secondo Cannata, va ben oltre il singolo bando: “Il vero punto è la capacità del territorio di programmare, progettare e intercettare le risorse disponibili. Una nuova gestione del servizio idrico non può limitarsi agli aspetti amministrativi. Deve dimostrare capacità industriale, visione strategica, attenzione ai finanziamenti nazionali ed europei e capacità di trasformare le opportunità in investimenti concreti”. Il punto diventa ancora più rilevante se la mancata partecipazione fosse stata determinata dall’assenza di progettazioni adeguate. “In quel caso – stigmatizza – avremmo un doppio problema: non solo la mancata partecipazione a un bando da un miliardo di euro, ma anche la mancanza di una progettualità pronta per affrontare le sfide future del servizio idrico provinciale. Se invece i progetti esistevano e non sono stati presentati, allora occorre comprendere chi abbia assunto quella decisione e per quali ragioni”. Per questo viene chiesto ai responsabili della governance del servizio idrico provinciale di chiarire pubblicamente cosa sia stato fatto, quali verifiche siano state effettuate e quali iniziative si intendano assumere affinché il territorio non perda ulteriori occasioni di finanziamento.
“Su acqua e infrastrutture non basta amministrare l’esistente. Occorre programmare, progettare e intercettare tutte le risorse disponibili. Il Governo ha messo a disposizione strumenti e finanziamenti importanti. Adesso è giusto capire se chi ha responsabilità nella gestione del servizio idrico provinciale abbia fatto tutto il possibile per difendere gli interessi dei cittadini e per portare sul territorio investimenti capaci di migliorare il servizio, ridurre le perdite e ammodernare le reti – conclude Cannata -. Perché ogni finanziamento che non arriva rappresenta un’opportunità persa per il territorio. Significa meno risorse per realizzare opere, meno investimenti sulle infrastrutture e maggiori difficoltà nel contenere i costi del servizio. Investire sulle reti idriche significa ridurre gli sprechi, aumentare l’efficienza e creare le condizioni per un servizio migliore e più sostenibile anche dal punto di vista tariffario. Quando si parla di acqua non sono in gioco equilibri politici o assetti societari, ma gli interessi concreti di famiglie, imprese e Comuni. Se è stata persa un’occasione così importante per ottenere risorse, migliorare il servizio e creare le condizioni per tariffe più sostenibili, chi ha sbagliato ha il dovere di spiegarlo ai cittadini”.







