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Sicilia, stipendi “adeguati” per sindaci e assessori di piccoli Comuni, a carico dei bilanci

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Via libera alla norma per i centri sotto i 10mila abitanti. Adeguamenti “a carico del Comune”: niente aumenti per chi è in dissesto o pre-dissesto. Dimezzato l’incremento per i piccolissimi centri

Non solo “quote rosa” (con la soglia fissata al 40% nelle giunte). La riforma degli Enti Locali approvata ieri dall’Assemblea Regionale Siciliana porta con sé una novità che farà discutere: l’aumento delle indennità per sindaci, vice sindaci, assessori e presidenti dei Consigli comunali dei centri minori.

La norma, introdotta tramite un emendamento dell’MpA (Movimento per l’Autonomia), è passata dopo un acceso scontro d’aula durato oltre un’ora, trovando un punto di caduta che scarica però i costi direttamente sulle casse municipali.

Il provvedimento riguarda i comuni fino a 9.999 abitanti, ma opera una distinzione netta basata sulla popolazione:

  • Comuni tra 5.000 e 9.999 abitanti: Gli amministratori potranno adeguare i propri emolumenti equiparandoli a quelli previsti per la fascia demografica superiore (quella dei comuni fino a 30mila abitanti). Un salto di qualità economico notevole.

  • Comuni sotto i 5.000 abitanti: L’aumento, inizialmente previsto come generalizzato, è stato dimezzato rispetto alla proposta originale grazie a un secondo emendamento di compromesso.

Il vero scontro politico si è consumato sulla copertura finanziaria. Le opposizioni (in testa il M5S) erano insorte contro un aumento privo di copertura regionale. La mediazione, firmata dall’onorevole Roberto Di Mauro (MpA), ha risolto l’impasse stabilendo che la spesa aggiuntiva dovrà essere a carico dei bilanci comunali. In pratica, la Regione autorizza gli aumenti, ma non mette i soldi.

Questa clausola ha un effetto immediato e selettivo: poiché gli aumenti gravano sulle casse locali, scatta l’automatico divieto di applicare i rincari in quei comuni che si trovano in condizioni di dissesto, pre-dissesto o che sono sottoposti a piano di rientro. In questi enti, dove i conti sono in rosso, sindaci e assessori dovranno accontentarsi delle vecchie indennità.

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