Il Tribunale infligge 4 mesi per violenza, minacce e falsità ideologica ai danni della funzionaria Gabriella Ancona. Genovesi (PD): “Denunciare è un dovere, grazie a chi ha la schiena dritta”
Una condanna a 4 mesi di reclusione, il risarcimento delle spese legali e una provvisionale di mille euro alla parte civile. È questa la sentenza emessa dal Tribunale di Siracusa a carico di Rosalba Panvini, ex Soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa. I giudici l’hanno ritenuta colpevole dei reati di violenza, minacce e falsità ideologica , mentre è scattata l’assoluzione per il reato di abuso d’ufficio, dichiarato estinto.
Al centro del procedimento penale c’è una vicenda risalente al 2017, legata a un sopralluogo in Contrada Marianeddi, nel territorio di Noto. Secondo l’accusa, confermata in primo grado, l’ex Soprintendente avrebbe usato toni minacciosi nei confronti della dottoressa Gabriella Ancona, archeologa e funzionaria della Regione. L’obiettivo delle pressioni era costringere la funzionaria a cambiare il contenuto del verbale di sopralluogo e il relativo parere amministrativo, omettendo l’esistenza del rischio archeologico nell’area. La difesa aveva negato comportamenti aggressivi, ma le testimonianze emerse in aula hanno convinto il Tribunale.
Sulla vicenda interviene oggi il Partito Democratico con una nota firmata da Giusy Genovesi, Responsabile Territorio della Federazione provinciale. “Questa sentenza non è solo l’esito di un processo: è un segnale”. Per il PD, falsificare un atto pubblico per nascondere vincoli non è un dettaglio burocratico, ma un atto che “indebolisce la protezione del patrimonio comune e apre la strada a scelte che possono compromettere in modo irreversibile luoghi e storia”.
Genovesi sottolinea come la pena sarebbe stata “più severa e più giusta” se il reato di abuso d’ufficio non fosse stato cancellato dall’ordinamento, ma evidenzia l’importanza che i fatti siano stati riconosciuti come “gravi e reali”. La nota si chiude con un plauso al coraggio della vittima e delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione: “Donne che, pur consapevoli dei rischi, scelgono di non cedere. Denunciare l’illegalità non è eroismo: è responsabilità civile”.







