Il sindacato chiede un piano industriale sostenibile e chiama alla protesta
La situazione del petrolchimico di Priolo Gargallo si fa sempre più critica, con un futuro incerto per circa 10.000 lavoratori e l’intero territorio industriale compreso tra Augusta, Priolo e Melilli. Nell’incontro del 3 dicembre, Eni ha illustrato un piano di trasformazione che, secondo il sindacato Fiom, mette a rischio la continuità occupazionale e l’intero assetto industriale dell’area.
Chiusure e incertezze
Lo stop all’impianto Etilene, la chiusura di altre strutture strategiche come Isab Goi e Sasol e la mancata risoluzione della vicenda IAS sono solo alcuni dei segnali preoccupanti. La progressiva deindustrializzazione della zona rischia di portare a una crisi occupazionale senza precedenti, aggravata dall’assenza di un chiaro piano di riconversione e dagli investimenti annunciati ma mai realizzati.
Un territorio a rischio abbandono
Il sindacato denuncia anche la mancanza di una visione politica e governativa che possa garantire una transizione ecologica e industriale sostenibile. “Lasciare le mani libere alle multinazionali senza un cronoprogramma chiaro è inaccettabile,” sottolinea il comunicato Fiom, “si rischia di condannare quest’area a una lenta ma inesorabile desertificazione industriale.”
La risposta del sindacato: mobilitazione generale
Per contrastare questa crisi, la Fiom ribadisce la necessità di scendere in piazza e rilanciare una forte mobilitazione generale. “È una questione di legittima difesa,” afferma il sindacato, “per difendere non solo i posti di lavoro, ma l’intero futuro economico e sociale del territorio.”
Una lotta per il futuro
La Fiom, dichiarandosi fermamente dalla parte dei lavoratori, chiama a una mobilitazione democratica e collettiva, ricordando che il diritto di sciopero è sancito dalla Costituzione. “La nostra lotta è per un futuro industriale sostenibile, ambientale e sociale. Il destino di Priolo e delle sue famiglie dipenderà dalla nostra capacità di reagire.”












