Un sopralluogo congiunto tra il presidente della Provincia e le associazioni del Tavolo Tecnico ha portato alla luce le condizioni di degrado in cui versa la Riserva Ciane e Saline
La Riserva Ciane e Saline di Siracusa non sta bene. Lo certifica un sopralluogo congiunto effettuato nei giorni scorsi dal presidente della Provincia, Michelangelo Giansiracusa, e dalle associazioni riunite nel Tavolo Tecnico, tra cui Italia Nostra, che da decenni segue le vicende del fiume e del papiro che vi cresce. Quello che i partecipanti hanno trovato è un’area che porta i segni di decenni di mancata manutenzione, con un fiume quasi irriconoscibile e saline in condizioni critiche.
La Fonte Ciane e il fiume che ne nasce sono oggi sommersi da un ammasso di canna comune e cannuccia di palude che si mescola ai papiri, storicamente presenti come ornamento lungo le sponde e come corona alla fonte ma ora cresciuti fin dentro l’alveo, dove storicamente non arrivavano. Il fiume, che un tempo era navigabile per tutto il suo corso, ha perso i connotati geografici che lo rendevano riconoscibile. Italia Nostra ricorda che fu proprio il papiro del Ciane, pianta rara e di straordinario valore storico e scientifico, l’elemento che determinò l’istituzione della Riserva. Per questo la sezione siracusana chiede che il ripristino del fiume e della fonte sia parte centrale di qualsiasi ragionamento complessivo sull’area protetta.
Il nome che Italia Nostra indica come riferimento imprescindibile per qualsiasi intervento sul papiro è quello di Corrado Basile, storico e studioso del sito, fondatore e presidente del Museo del Papiro di Siracusa. Nel 2005 Basile ha fondato in Egitto il Laboratorio di Restauro per i Papiri Antichi, che in vent’anni ha restaurato documenti e formato una generazione di restauratori locali. Lo scorso febbraio il ventesimo anniversario del laboratorio è stato celebrato al Museo Egizio del Cairo con una mostra documentaria, inaugurata dallo stesso Basile alla presenza delle massime autorità culturali del governo egiziano e dell’ambasciatore italiano al Cairo.
Alle saline la situazione non è meno preoccupante. Il sopralluogo ha constatato la scomparsa del cordolo litorale di protezione e l’avanzamento del mare nell’area delle caselle, ora non più individuabili come tali. Il fabbricato visibile dall’accesso lato Faraone, restaurato qualche decennio fa con centinaia di migliaia di euro per finalità mai realizzate, è oggi mezzo diroccato per effetto del moto ondoso e non è più recuperabile. Nonostante questo, nell’area più arretrata rispetto alla costa è stato osservato uno stormo di una sessantina di ardeidi in sosta, tra garzette e aironi.
Sul fronte delle minacce all’area, Italia Nostra segnala una voce che definisce preoccupante: starebbe circolando un progetto per l’allevamento di avannotti nel sito. La sezione lo considera impensabile e inaccettabile in un’area di questo valore. Non sarebbe la prima volta che le acque del Ciane finiscono nel mirino di interessi estranei alla tutela: già nell’Ottocento era stata richiesta una concessione per uso idroelettrico, rigettata dal Genio Civile, e negli anni Sessanta una derivazione a uso industriale aveva danneggiato pesantemente la vegetazione di papiri, salvata grazie alla dedizione di un gruppo di studiosi tra cui lo stesso Basile.
Italia Nostra chiede la ricostituzione del Consiglio Provinciale Scientifico per la gestione delle riserve naturali del territorio e il reperimento delle risorse necessarie per restituire al fiume e alle saline l’aspetto che la città ricorda e che costituisce una parte unica del suo paesaggio e della sua identità storica.







