Siracusa, morti sul lavoro, Fiom-CGIL: “La strage continua”

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La strage continua, si continua a morire nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri edili, nei magazzini.

Di seguito la nota Fiom-CGIL sulle morti bianche.

“Nel 2022 l’Inail ha dichiarato nel suo bilancio 697.773 denunce di infortuni, di cui 1090 con esito mortale e 60.774 denunce di malattia professionale, se a questi dati si aggiungono i tanti eventi che non vengono denunciati si evidenzia un vero dramma sociale, che non può essere raccontato solo dalla rappresentazione numerica perché, dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia devastata, è una vera emergenza che riguardano la vita delle persone, la loro dignità, i loro diritti.

La solidarietà, la vicinanza ai familiari l’umanità del cordoglio non basta più, occorre agire e farlo subito, perché i numeri continuano a crescere. Un infortunio non è mai un evento fortuito, gli incidenti sul lavoro portano con sé le responsabilità di aziende che spesso non applicano i protocolli di sicurezza, dove non si fa abbastanza formazione dove si gioca d’azzardo con la vita dei lavoratori, perché per troppi la sicurezza è considerata un costo da eludere per aumentare i profitti.

La questione, però, non può essere ridotta solo al mancato rispetto delle norme, il ricatto della precarietà, ritmi sempre più serrati, orari sempre più dilatati sono fattori di rischio aggiuntivi che possono spingere anche i lavoratori più esperti a commettere errori o leggerezze. Da uno studio EURES emerge una correlazione tra gli infortuni, l’alto numero di precari e irregolari, l’età avanzata dei lavoratori e il basso numero di controlli. Dai dati presenti sulla piattaforma INFOR.MO viene rilevato che nel 2022 il rischio di un evento mortale su un campione di 100 mila occupati si attesta al 10% per i lavoratori precari al 5,7% per lavoratori autonomi ma scende al 3,3% tra i lavoratori stabili quelli a tempo indeterminato, con un’incidenza generale quattro volte superiore tra gli over 65.

Ma oggi è il profitto a dettare i tempi di lavoro e questo succede anche perché ci sono pochi controlli e soprattutto pochi controllori. I dati resi noti dall’Inail sulla sua attività di vigilanza per il 2022, sono allarmanti circa il 72% delle aziende ispezionate risulta irregolare e parliamo di appena il 6% di aziende ispezionate sul totale di aziende dichiarate, il che fa giustamente pensare che la situazione sia potenzialmente ancora più drammatica.

La realtà è che le verifiche oggi sono poche, anche perché mancano gli ispettori, parliamo di solo 3.983 unità attualmente impiegate dall’ispettorato nazionale del lavoro (INL), un potenziale ispettore ogni 1.511 imprese registrate in Italia, (Siracusa territorio dove insiste uno dei Petrolchimici più grandi d’Europa ne conta 3 solamente). Per contrastare quanto descritto, invece, servono più ispettori, controlli più capillari ed efficienti, più rispetto per i lavoratori, più legalità. Il sistema sanzionatorio che colpisce i responsabili di violazione, non basta per ridurre il numero di morti sul lavoro è indispensabile porre in essere un’attenta attività di monitoraggio sul territorio ed interventi adeguati prima che l’evento avvenga. La legalità è condizione fondamentale per la salvaguardia della sicurezza e della vita dei lavoratori, le leggi ci sono, ma troppo spesso non sono applicate né rispettate da chi ha il dovere di salvaguardare la salute a norma dell’articolo 2087 del Codice civile, e cioè il datore di lavoro.

Per questo motivo, è necessario lavorare soprattutto su una maggiore “cultura della sicurezza” che coinvolga tutti, datore di lavoro, lavoratore, sindacati e società civile. È necessario investire di più in formazione e addestramento, attività che, a dispetto di quanto spesso accade nelle aziende dell’indotto a Priolo, devono essere effettivamente e seriamente svolte, utilizzando anche soggetti terzi per la verifica e la certificazione. Così come occorre sanzionare più severamente le aziende che non sono in regola con gli standard di sicurezza o ricorrono ad appaltatori che violano questi standard. Oggi non è più possibile limitarsi alla sola denuncia occorre costruire, una grande mobilitazione per sfondare il muro di disinteresse che caratterizza la politica e in particolare questo governo, che a tutela del profitto si mostra contrario a garantire sicurezza, diritti e dignità ai lavoratori.

Occorre agire concretamente per non far cadere nell’oblio della rappresentazione numerica queste vite, nel nostro paese nei primi mesi del 2023 sono già 8 i lavoratori che non hanno fatto ritorno a casa, Nunzio, Michele, Salvatore, Giuseppe, Tounami, Nunzio, Mohamed, Luca, tutti morti di lavoro, uccisi dalla carenza di sicurezza nelle aziende siciliane in una regione dove i controlli sono insufficienti e il profitto è l’unica legge che i datori di lavoro rispettano.

Come sindacato siamo convinti che la lotta, l’impegno costante sui temi della sicurezza, l’unità dei lavoratori, una nuova battaglia sociale serve a riaffermare in un contesto di legalità, tutele e diritti, questa battagli deve essere fatto anche in loro nome, come lavoratori glielo dobbiamo.”

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