I diritti umani al centro dell’evento ACQUAINTANCE Social circle
Si è svolta nei giorni scorsi a bordo della M/n Linea d’Ombra ormeggiata alla Marina di Siracusa, non distante dalla Nave Humanity 1 battente bandiera tedesca, un importante evento solidal-artistico dal titolo ACQUAINTANCE Social circle, personal knowledge or information about someone or something” organizzato da La Barca Ortigia, Kadmonia e Compagnia del Selene insieme alla ONG Humanity SOS.
Si è trattato di un evento estremamente partecipato nel quale il noto fotoreporter bolognese Max Cavallari ha raccontato la sua esperienza umana vista attraverso l’obiettivo a bordo della Humanity 1, la nave della ONG Humanity SOS, durante una missione di ricerca e recupero dei migranti nel Mediterraneo.
Durante la missione di Search and Rescue nel Mar Mediterraneo a bordo della Humanity 1, la nave della ONG Humanity SOS, nella quale sono state soccorse 179 persone, il fotografo Max Cavallari si è concentrato su una parte spesso tenuta in secondo piano riguardo le missioni in mare.
Da più di dieci anni organizzazioni non governative da tutta Europa svolgono missioni di ricerca di barche sovraffollate in fuga dalle coste africane e medio orientali. Un viaggio già raccontato da centinaia di testimonianze di sopravvissuti e report delle stesse ONG ma che purtroppo sembrano avere sempre meno impatto nell’informazione e nell’interesse pubblico.
Come ci ha raccontato Elena Flavia Castagnino Berlinghieri, Armatore della Compagnia del Selene “Nell’accogliere a bordo della M/n Linea d’Ombra la Mostra fotografica ACQUAINTANCE Search and Rescue in the Mediterranean sea di Max Cavallari e la coinvolgente talk moderata da Chiara Vezil, giornalista internazionale esperta di flussi migratori, insieme agli operatori della ONG Humanity SOS abbiamo voluto stimolare una riflessione per più voci su un tema sempre più attuale consegnando al numeroso pubblico presente le fortissime emozioni catturate da Max che evidenziano ancora una volta come il fenomeno sia un problema prioritario di portata globale. Sono certa che questo incontro segni solo l’inizio di una proficua collaborazione con quelle straordinarie persone che con passione e amore ‘agiscono’ con competenza per salvare vite umane con la ONG Humanity SOS.”
Durante l’avvincente talk, mentre scorrevano le forti immagini su un grande schermo montato sul piano-solarium della M/n linea d’Ombra, Max Cavallari, introdotto con accurata destrezza e sensibilità da Chiara Vezil, ha spiegato così come è nata l’idea del progetto: “L’idea è nata principalmente come tentativo di raccontare una storia ormai nota da 13 anni a questa parte su ciò che accade nel Mediterraneo e sulle nostre coste ma provando a cambiare leggermente punto di vista, evitando la narrazione che deve sempre puntare sull’emozionale e il drammatico. Credo che come professionisti abbiamo il dovere di mettere sempre in discussione il nostro operato e come presentiamo il nostro lavoro al pubblico che ripone in noi la loro attenzione. Alzare sempre di pù l’asticella della tragicità per ottenere attenzione su un dato argomento sta già dando risultati controproducenti, vedi il negazionismo dilagante su ciò che accade dalle carceri libiche, ai respingimenti in mare, agli ostacoli che i governi fanno alle ONG. Con Acquaintance ho provato semplicemente a far vedere che esiste tutta un’altra realtà parallela alle immagini di barche affondate e persone annegate, ho parlato di relazioni e di intrecci sociali che avvengono in un micro mondo in mezzo al mare che è quello che diventa una nave nel Mediterraneo. In questo progetto c’è più tessuto sociale e un’analisi di queste relazioni. Credo sia quanto più necessario continuare a dare diversi punti di vista per non distogliere mai l’attenzione”.
A conclusione dell’evento, Germano Centorbi, Art director de La Barca e Kadmonia, che di importanti eventi culturali ne organizza tanti in tutta Italia, ha dichiarato “È stato un evento molto importante per noi. Credo che si sia aperta una porta a degli importanti scenari di collaborazione con le ONG che stazionano nel porto di Siracusa. Invitare membri delle navi a raccontare le loro storie può ispirare, promuovere un senso di appartenenza e renderci consapevoli dello straordinario lavoro che quotidianamente queste persone svolgono.”
Foto di Germano Centorbi












