Aggiornato al 16/02/2026 - 12:50
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Siracusa, successo per la mostra “Gli Altri Siamo Noi” contro pregiudizi e discriminazioni

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All’Urban Center centinaia di studenti coinvolti in un percorso interattivo promosso dal Comune e da diverse realtà associative del territorio

Sono già centinaia gli studenti delle scuole siracusane che hanno visitato la mostra “Gli Altri Siamo Noi”, un percorso che ha toccato centinaia di città in tutta Italia e che a Siracusa è ospitato presso l’Urban Center.

L’iniziativa, avviata lo scorso 9 febbraio e in programma fino al 26 febbraio, si inserisce nell’ambito di un progetto realizzato in collaborazione tra il Comune di Siracusa – “Siracusa Città Educativa” –, il centro per inclusione immigrati C.I.A.O., l’associazione AccoglieRete, l’Arcidiocesi di Siracusa, l’associazione “Alma Meter” e “Ad Gentes”.

La mostra interattiva coinvolge attivamente ragazze e ragazzi, stimolandoli a riflettere su pregiudizi, stereotipi e discriminazioni. Si tratta di un’occasione per mettersi in gioco e assumere nuove consapevolezze rispetto al modo in cui viene percepito “l’altro”.

Il progetto parte dalla consapevolezza che il pregiudizio rappresenta un modo naturale di organizzare la percezione della realtà, ma evidenzia come i pregiudizi negativi possano minacciare la coesistenza pacifica, impedendo una reale conoscenza dell’altro. Il pensiero pregiudiziale può infatti tradursi in comportamenti discriminatori.

Viene inoltre richiamato il fenomeno della “creazione” del capro espiatorio, osservabile nei diversi contesti della vita quotidiana – scuola, famiglia, comunità, quartiere – così come nelle relazioni sociali più ampie. Questo meccanismo può condurre a una divisione tra “loro e noi”, avviando un processo di disumanizzazione e alimentando l’idea del nemico.

Scopo della mostra “Gli Altri Siamo Noi” è offrire un’occasione per riconoscere il proprio modo di percepire la realtà, comprenderne le differenze e le somiglianze con quello degli altri e approfondire il funzionamento dei meccanismi alla base di pregiudizio, discriminazione e capro espiatorio.

Le tre parole chiave del percorso sono scoprire, sperimentare e agire. L’approccio dichiarato punta a superare una prospettiva moralista, facendo riferimento ai principi pedagogici dell’educazione alla pace. L’obiettivo è insegnare ai bambini che devono pensare, ma non cosa devono pensare, ponendo la domanda come inizio del cambiamento e primo passo verso soluzioni creative.

Tra gli obiettivi indicati figurano la riflessione su pregiudizi, stereotipi e discriminazioni, la ricerca di strategie per costruire una società più inclusiva, l’apprendimento dell’espressione del proprio punto di vista e la comprensione di quello altrui, anche quando non condiviso.

Il programma prevede una visita di circa un’ora e mezza rivolta a gruppi di massimo 24/30 studenti, con la supervisione di un insegnante. La mostra è diretta agli alunni del biennio della scuola secondaria di II grado.

Le attività proposte stimolano la formulazione di domande e il confronto sulle possibili soluzioni. I compiti richiedono cooperazione: bambini e ragazzi lavorano in coppia e, all’inizio del percorso, viene consegnato a ciascuno un “passaporto” da compilare durante la visita. Le annotazioni raccolte serviranno successivamente per un confronto in classe sull’esperienza vissuta.

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