Replica dei residenti dopo l’aggiudicazione del servizio per 9 anni: “Troviamo irritante sentir dire che i cittadini devono cambiare mentalità. Il bus va veloce solo negli slogan, la realtà dice altro”
Il giorno dopo la presentazione del nuovo maxi-contratto novennale da 29 milioni di euro affidato a Sais Autolinee per la gestione del trasporto pubblico locale a Siracusa, il Comitato “Ortigia Cittadinanza Resistente” ha preso posizione con una nota. Se da un lato viene riconosciuto un oggettivo passo in avanti logistico e digitale rispetto al passato, dall’altro si rispedisce al mittente l’idea che la città sia vicina agli standard delle grandi capitali europee.
Secondo l’organismo civico, un servizio non può essere definito efficiente solo perché “esiste” o perché i mezzi viaggiano in orario. La vera efficacia di una rete di trasporto di massa si misura sulla sua reale convenienza, sulla capillarità dei collegamenti e, soprattutto, sulla capacità di essere competitiva nei tempi di percorrenza rispetto all’uso del mezzo privato, sia esso un’automobile o uno scooter.
Per dimostrare la scarsa competitività del sistema attuale, il Comitato ha voluto diffondere i dati di un test empirico effettuato lungo una delle tratte storicamente più utilizzate dai residenti: il collegamento tra il Lungomare di Ortigia e via Grotta Santa.
I risultati emersi evidenziano un divario netto nei tempi di percorrenza:
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In auto o scooter: il tragitto richiede mediamente tra i 10 e i 15 minuti;
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In autobus (teoria): i pianificatori digitali stimano 48 minuti, ipotizzando l’utilizzo di due linee diverse, un cambio intermedio e circa 850 metri di percorso a piedi;
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In autobus (pratica): sul campo, il tempo di viaggio effettivo registrato è stato di ben un’ora e 10 minuti.
Un rapporto di superiorità temporale dell’auto sul bus pari a 3 a 1. Con frequenze delle linee che in molti quartieri oscillano ancora tra i 30, i 40 o addirittura i 70 minuti, l’autobus a Siracusa cessa di essere una reale alternativa per chi deve incastrare i tempi della vita quotidiana, dello studio e del lavoro.
Un altro dei punti nevralgici sollevati nella protesta riguarda l’assenza totale di una programmazione parallela sul fronte delle infrastrutture di sosta. Il Comitato sottolinea come la retorica del “togliere le auto dalle strade” rischi di trasformarsi in un mero boomerang se non supportata da interventi strutturali. Anche incentivando l’uso di bici e monopattini, i mezzi già di proprietà delle famiglie non spariscono nel nulla.
Senza la contestuale realizzazione di parcheggi scambiatori, garage convenzionati nelle aree critiche, stalli riservati ai residenti e navette ad altissima frequenza, la mobilità sostenibile rischia di trasformarsi esclusivamente in un ulteriore balzello e in un disagio scaricato sulla cittadinanza. Il Comitato esprime riserve anche sui 9,6 milioni di euro di incentivi in arrivo dal Ministero dell’Ambiente: fondi che rischiano di non incidere se i micro-mezzi elettrici saranno costretti a viaggiare su arterie dissestate, prive di corsie protette e insicure.
Il movimento civico ha insomma respinto la tesi secondo cui l’attuale congestione stradale sia figlia di un aumento incontrollato delle auto in città, ricordando che i dati sui veicoli immatricolati a Siracusa mostrano una curva sostanzialmente stabile da un ventennio. Le code e i rallentamenti sarebbero invece causati dalla pressione turistica non gestita e da una rimodulazione degli spazi urbani che ha sacrificato la sosta senza offrire alternative valide.
Per questa ragione, viene chiesto al Comune e a Sais la pubblicazione trasparente dei dati analitici del nuovo piano: frequenze dettagliate, tempi medi di percorrenza reali e collegamenti trasversali tra i quartieri.
«Troviamo sbagliato e francamente irritante continuare a sentir dire che i cittadini devono cambiare mentalità – dichiara Davide Biondini, portavoce del Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente –. I residenti non sono il problema e non devono essere educati. Devono essere convinti dai fatti. Se il trasporto pubblico sarà davvero frequente, comodo e conveniente, la gente lo userà spontaneamente. La mobilità sostenibile non si costruisce con i facili slogan colpevolizzando l’utenza, ma offrendo alternative reali sul territorio».







