Aggiornato al 22/04/2026 - 19:28
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L'appello

Transizione ecologica, Bivona (Confindustria): “Raffinerie asset strategici, non vanno criminalizzate”

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Dal palco di Ecomed a Catania, il presidente degli industriali siciliani chiede pragmatismo: “Basta penalizzare le nostre imprese con normative europee troppo rigide”

Un messaggio chiaro e diretto, partito stamattina dalla platea di Ecomed a Catania: l’industria siciliana è pronta alla sfida della decarbonizzazione, ma non è disposta a essere sacrificata sull’altare di un ambientalismo ideologico. Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia, ha tracciato il solco per il futuro del comparto produttivo isolano, mettendo al centro la difesa del polo energetico.

Il passaggio centrale dell’intervento di Bivona ha riguardato la centralità del polo energetico siciliano. Con il 60% della capacità nazionale di raffinazione concentrata nell’Isola — con l’area di Priolo e Melilli che fa la parte del leone — la Sicilia è di fatto la cassaforte energetica del Paese.

“Sono asset strategici per la sicurezza nazionale e vanno tutelate come tali” ha ribadito Bivona, lanciando un avvertimento chiaro al Governo: non si può pensare a una transizione che svuoti le competenze industriali siciliane, rendendo l’Italia ancora più dipendente dalle importazioni dall’estero.

Bivona non si è limitato alle enunciazioni di principio, ma ha portato dati che descrivono un panorama di sofferenza finanziaria. Il sistema ETS (il sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE) sta diventando un vero e proprio salasso per il sistema produttivo siciliano. Solo nel 2024, il costo dei permessi — decuplicati negli ultimi dieci anni — ha drenato dalle casse delle aziende ben 300 milioni di euro.

“È ora di rivedere quelle regole europee” ha tuonato il leader degli industriali, chiedendo un equilibrio che riesca a far convivere la competitività sui mercati globali con gli obiettivi di sostenibilità.

Il presidente di Confindustria Sicilia ha poi respinto al mittente le accuse di immobilismo che spesso colpiscono il settore industriale.

  • Biocarburanti, idrogeno verde e cattura della CO₂: sono i campi in cui le aziende siciliane stanno già investendo pesantemente.

  • Neutralità tecnologica: non è un’ideologia, ma un imperativo industriale.

“Le imprese la transizione la stanno già facendo, ma vanno accompagnate e non criminalizzate” ha spiegato Bivona, sottolineando che un’industria che chiude non aiuta l’ambiente, ma distrugge solo posti di lavoro e Pil.

L’impegno preso da Bivona è quello di un presidio costante. Confindustria Sicilia si farà carico di un rapporto continuo con le istituzioni per portare le istanze dei distretti produttivi — dal chimico al metalmeccanico — direttamente ai tavoli romani. L’obiettivo è trasformare la Sicilia non più come “periferia” industriale dell’Europa, ma come laboratorio tecnologico nazionale, dove la decarbonizzazione si sposa con la resilienza energetica.

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