Ancora conseguenze nei cieli europei per la guerra in Iran. L’UE corre ai ripari: piano d’emergenza per aumentare la produzione nelle raffinerie
l countdown per il blocco dei cieli europei è iniziato. Se lo stretto di Hormuz non verrà riaperto immediatamente, tra meno di un mese e mezzo le compagnie aeree potrebbero essere costrette a cancellare centinaia di voli. L’allarme, secco e senza precedenti, arriva da Fatih Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE): «L’Europa ha forse circa sei settimane di autonomia per il carburante avio (jet fuel)».
La chiusura dello Stretto di Hormuz a causa del conflitto in Iran ha innescato quella che Birol definisce «la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato». Da questo passaggio transita la linfa vitale dell’economia globale. Se l’Asia (Giappone, Corea, Cina e India) è in prima linea, l’Europa segue a ruota con una vulnerabilità specifica: il 75% del carburante per aerei consumato nel Vecchio Continente proviene proprio dal Medio Oriente.
Il piano UE: massimizzare la produzione delle raffinerie
Di fronte allo spettro di piste deserte e aerei a terra, l’Unione Europea sta elaborando un piano d’urgenza che verrà presentato ufficialmente il prossimo 22 aprile. La strategia di Bruxelles punta tutto sulla raffinazione interna.
Secondo le bozze visionate da Reuters, la Commissione introdurrà una mappatura della capacità di raffinazione per garantire che ogni barile di greggio venga trasformato con la massima efficienza. In questo contesto, le raffinerie siciliane di Priolo e Milazzo potrebbero diventare un asset di sicurezza nazionale: a loro verrà chiesto di massimizzare la produzione di jet fuel e gasolio per compensare il mancato arrivo dei prodotti finiti dal Golfo Persico.
La crisi non è solo una questione di volumi, ma di costi insostenibili. In Africa, le compagnie aeree della Nigeria hanno già minacciato lo sciopero generale per il 20 aprile: il prezzo del carburante è balzato del 300% in meno di tre mesi. Un aumento che gli operatori definiscono «artificiale e non commisurato al prezzo del greggio», denunciando speculazioni internazionali che presto potrebbero riflettersi anche sui ticket dei voli nazionali in Italia.







