La Guardia di Finanza colpisce un presunto esponente dei “Tortoriciani” con il blocco di 64 immobili e 460 ettari di terreni
Un sequestro patrimoniale per un valore superiore a 1,6 milioni di euro è stato eseguito dalla Guardia di finanza nei confronti di un uomo ritenuto appartenente alla famiglia mafiosa dei “Tortoriciani”, attiva nell’area dei Nebrodi. Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Messina su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia, mira a colpire patrimoni accumulati in modo sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Il sequestro riguarda 64 beni immobili, tra cui terreni per complessivi 460 ettari, 2 autovetture, 18 rapporti finanziari, 2 partecipazioni societarie e una polizza vita. Tutti questi beni sarebbero riconducibili direttamente o indirettamente all’indagato e al suo nucleo familiare.
L’inchiesta “Nebrodi 2” e la mafia dei pascoli
L’operazione affonda le radici nell’indagine “Nebrodi 2”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, che ha fatto luce sulla cosiddetta mafia dei pascoli. Questa struttura criminale, articolata sui clan Bontempo Scavo e Batanesi, gestiva attività estorsive finalizzate all’acquisizione illecita di terreni agricoli nell’area dei Monti Nebrodi e sul versante tirrenico della provincia messinese.
Secondo le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, già membri dell’organizzazione mafiosa operante sul territorio, l’uomo destinatario del sequestro rivestiva un ruolo apicale all’interno dell’articolazione mafiosa dei “Bontempo Scavo”, attiva nella fascia tirrenica messinese.
L’indagato si trova attualmente in carcere in custodia cautelare, in attesa del giudizio di primo grado. A suo carico è emerso un grave quadro indiziario per partecipazione a un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche dell’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura.
Le frodi sui fondi europei per l’agricoltura
Le condotte fraudolente contestate si sarebbero concretizzate nella presentazione di istanze fittizie, corredate da documentazione falsa, per ottenere contributi comunitari destinati al sostegno dell’attività agricola. Secondo gli investigatori, queste operazioni sarebbero state facilitate dalla complicità degli operatori dei centri di assistenza agricola, che avrebbero omesso i controlli di loro competenza, in violazione dei regolamenti dell’Unione Europea.
Gli approfondimenti economico-patrimoniali, condotti dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Messina, hanno ricostruito la disponibilità di beni in capo all’indagato e al suo nucleo familiare, evidenziando una sproporzione significativa rispetto ai redditi dichiarati nel tempo.
Le risultanze investigative, le pronunce giudiziarie e le convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno svelato il coinvolgimento stabile dell’uomo nella struttura mafiosa tortoriciana, con funzioni di direzione e coordinamento.








