La DdA di Palermo e la GdF hanno eseguito un’operazione coordinata in Italia e in sette paesi esteri per smantellare un sistema di reimpiego di denaro proveniente dal narcotraffico, riconducibile alla rete finanziaria costruita negli anni Ottanta nell’interesse di Matteo Messina Denaro.
È in corso dall’alba di oggi, 28 maggio, una vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con la Guardia di Finanza del Comando Provinciale. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo ha emesso un’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre persone e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 200 milioni di euro.
Le perquisizioni e i sequestri non riguardano solo il territorio italiano: le operazioni si svolgono simultaneamente ad Andorra, Gibilterra, alle Isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna, dove le attività interessano le città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banús. Il tutto avviene in stretta collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia dei rispettivi paesi.
Al centro dell’indagine c’è un sistema di reimpiego di capitali accumulati attraverso il traffico di stupefacenti, attività che ha radici negli anni Ottanta e che si è sviluppata sotto l’ala di Cosa Nostra Trapanese, nell’interesse diretto del suo vertice, Matteo Messina Denaro. Il denaro veniva fatto transitare attraverso società costituite in giurisdizioni offshore, rendendo complessa la tracciabilità dei flussi e la ricostruzione del patrimonio accumulato nel tempo.
L’operazione è il risultato di un’intensa attività investigativa che ha consentito agli inquirenti di mappare questo patrimonio e di collegarlo alle sue origini illecite. La conferenza stampa convocata per le ore 11.00 di oggi alla Caserma Mazzarella di Palermo vede la presenza del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo e del Procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio de Lucia.
Come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.







