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Vendite in calo, ma reggono gli incassi: l’agroalimentare siciliano tiene grazie ai prezzi

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Il report dell’osservatorio Immagino GS1 Italy fotografa un mercato in trasformazione: volumi giù del 3,5%, ma il fatturato resta stabile

Tra giugno 2023 e giugno 2024 le vendite dei prodotti agroalimentari siciliani hanno registrato un rallentamento nei volumi, ma sono riuscite a conservare la tenuta sul piano economico. È quanto emerge dalla sedicesima edizione dell’osservatorio Immagino GS1 Italy, che analizza l’evoluzione del mercato partendo dalle informazioni riportate sulle etichette di oltre 138 mila prodotti venduti nella grande distribuzione.

Con 1.176 referenze riconducibili alla Sicilia, la regione mantiene il secondo posto nella classifica nazionale delle vendite di prodotti a indicazione regionale, con un fatturato di oltre 377 milioni di euro. Tuttavia, il calo del 3,5% nei volumi segna un’inversione di tendenza rispetto al +5% registrato tra 2022 e 2023. A compensare la riduzione delle quantità vendute è stato l’aumento dei prezzi, che ha garantito una sostanziale stabilità del valore economico complessivo (+0,2%).

Vini Doc e gelati tra i segmenti in difficoltà

Le difficoltà hanno toccato in modo particolare alcune categorie di prodotto. Tra queste si segnalano i vini a denominazione Doc e Docg, i gelati multipack, le birre alcoliche e il vino liquoroso o passito, tutti in contrazione sul piano delle vendite. Il rallentamento ha interrotto il trend positivo dell’anno precedente, rendendo evidente il cambio di scenario per il comparto.

Il contesto nazionale: valori stabili, volumi in calo

A livello nazionale, sono 10.294 i prodotti che riportano un’origine regionale in etichetta e che, nel periodo considerato, hanno generato oltre 3 miliardi di euro di vendite, pari al 7,5% del totale del paniere rilevato dall’osservatorio. Anche in questo caso, il valore si è mantenuto sostanzialmente stabile (+0,7%), mentre i volumi hanno segnato un calo del 2,6%.

Il quadro di rallentamento ha interessato la maggior parte delle regioni italiane, con alcune eccezioni: Molise, Valle d’Aosta e Sardegna sono riuscite a far crescere sia il fatturato sia i volumi venduti, distinguendosi nel contesto generale.

Il peso dell’italianità in etichetta

Più in generale, i prodotti che valorizzano l’origine italiana attraverso claim, certificazioni o simboli costituiscono il segmento più rilevante del paniere osservato, con 26.411 referenze per un valore di quasi 11,4 miliardi di euro. In particolare, la bandiera italiana, presente sul 16,3% delle confezioni analizzate, ha accompagnato vendite per quasi 7 miliardi di euro, mentre l’indicazione “100% italiano” ha interessato 8.501 prodotti per un totale di quasi 5 miliardi di euro.

Crescite e flessioni tra le categorie merceologiche

Nell’anno considerato, alcune categorie hanno segnato crescite significative a valore, come l’olio extravergine di oliva, le mozzarelle, le passate di pomodoro, le uova di gallina, la crescenza e i formaggi grana. Al contrario, sono diminuiti i volumi di vendita per latte Uht, latte fresco, pasta di semola, merendine e birre alcoliche.

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